Programma di Alternativa-Politica

venerdì 2 novembre 2012

In che epoca siamo capitati?

di Pier Luigi Fagan
In questo piccolo saggio, riprendiamo la domanda che ci facevamo otto mesi fa [1]. Questo articolo riprende i temi oggetto della Relazione introduttiva dei lavori di analisi ed approfondimento del Consiglio Nazionale del Laboratorio politico-culturale Alternativa, tenutisi a Firenze il 27-28 Ottobre 2012. La domanda è: in quale contesto storico ci è dato di vivere ?
Ci sono generazioni che capitano in stabili pianure storiche in cui non succede nulla di significativo, in cui i sistemi umani riproducono senza perturbazioni significative le forme di cui sono composti. Ci sono generazioni come quella di mio padre (1901) che trascorrono l’adolescenza nella campagna veneta a ridosso del fronte di una Guerra mondiale per poi giungere nella maturità a vivere una Seconda guerra mondiale. Ad altri è toccato il Rinascimento, il Risorgimento o la Peste del ‘300.
Di solito, a meno di non nascere nel pieno dei fenomeni transitivi o dei picchi di frizione che le transizioni producono, si entra in queste fasi trasformative senza alcuna consapevolezza di ciò che sta per succedere. Si è avviluppati a gli avvenimenti e ci si trasforma sotto la dinamica di questi, con in genere scarsa consapevolezza o con la falsa consapevolezza data dall’uso di strumenti di pensiero maturati in contesti precedenti che riapplichiamo di default nell’illusione che le verità che contenevano siano prive di condizionamento spazio-temporale. Può allora valere la pena di prendere un paio d’ali e farsi un giretto in alto, dove la vista spazia su superfici più ampie e dove ciò che accade oggi si mette al centro di ciò che è successo giusto ieri e ciò che sembra potrebbe succedere, forse, domani. In una epoca in cui impazzano i GPS, vale la pena di tracciare il nostro punto-posizione in maniera meno semplificata, cioè più “complessa”.

MUTAZIONE DEMOGRAFICA

 Le considerazioni demografiche sono quasi sempre avversate da una critica anti-malthusiana. Ma forse dovremmo imparare a dividere dati ed interpretazioni perché queste ultime non sono possibili solo in ottica malthusiana. Tra le tante cose che dobbiamo consegnare al ricordo storico c'è anche questo monismo tanto dell’interpretazione, quanto della sua critica. Leggiamo dunque i dati della demografia mondiale [2] senza per questo affrettare considerazioni sulla sovrappopolazione che non abbiamo in animo di fare, non è con questa intenzione che li citiamo .
Dal 1900 ad oggi la popolazione del mondo è cresciuta del 333%, è cresciuta cioè di tre volte in un secolo. Ma gran parte di questo incremento si è verificato nei ultimi, soli, 60 anni: quasi +180%, quasi un raddoppio in poche decine di anni. La “nazionalizzazione delle masse” [3] ha formattato i popoli poiché la forma stato-nazionale che al 1950 contava circa 50 entità, oggi ne conta più di 200. 

Non vi è dubbio alcuno sul fatto che, quando un insieme biologico cresce il suo volume di così tanto in così poco tempo, è la struttura stessa di questo insieme, più tutti i sottosistemi che lo compongono, a doversi riaccordare in una nuova forma generale.
Se poi questo volume sistemico, non è solo biologico, ma bio-politico-economico-culturale, l’indice di complessità dei fenomeni cresce esponenzialmente.
Più ancora delle cifre assolute sono interessanti quindi le cifre relative, cioè le cifre di cosa è successo ai diversi sistemi cultural-continentali, rispetto alla loro storia precedente e soprattutto rispetto ai loro reciproci precedenti rapporti. I sudamericani si sono sestuplicati, gli africani quasi quintuplicati, nord americani ed asiatici triplicati, gli europei (includendo l’Europa occidentale, quella orientale ed addirittura i russi) sono cresciuti, sì, ma solo a due cifre, del 78%. La Grande Europa che ad inizio secolo pesava per un quarto del mondo, oggi si è ridotta di meno della metà, dal 25% del totale mondo, al 12%.
Se scorporiamo le nazioni occidentali (EU occidentale, Nord America, Oceania anglosassone ed anche se è improprio il Giappone) che allora dominavano il mondo, scopriamo che anche qua il peso si è drasticamente dimezzato, l’Occidente o l’insieme delle nazioni a capitalismo avanzato da un quarto del mondo sono oggi poco più di un decimo. Le previsioni per gli immediati prossimi decenni accentuano i trend: asiatici ed africani saranno l’80% del mondo, 90% con i sudamericani. Un secolo fa erano il 70%. Gli europei sono i più anziani per età media, i più longevi per aspettativa di vita, sono in generale contrazione demografica, Russia, Germania, Spagna, Grecia ed Italia, sono i paesi dove questi indici sono più estremi. L’Italia è seconda solo al Giappone come aspettativa di vita (cioè come paese dei più anziani) e penultima prima del Giappone per indice di natalità. Ci stiamo semplicemente contraendo ed invecchiando sempre di più in un mondo giovane ed in espansione. 


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