In questo piccolo saggio, riprendiamo la domanda che ci facevamo otto mesi fa [1]. Questo articolo riprende i temi oggetto della Relazione introduttiva dei lavori di analisi ed approfondimento del Consiglio Nazionale del Laboratorio politico-culturale Alternativa, tenutisi a Firenze il 27-28 Ottobre 2012. La domanda è: in quale contesto storico ci è dato di vivere ?
Ci
sono generazioni che capitano in stabili pianure storiche in cui non
succede nulla di significativo, in cui i sistemi umani riproducono senza
perturbazioni significative le forme di cui sono composti. Ci sono
generazioni come quella di mio padre (1901) che trascorrono
l’adolescenza nella campagna veneta a ridosso del fronte di una Guerra
mondiale per poi giungere nella maturità a vivere una Seconda guerra
mondiale. Ad altri è toccato il Rinascimento, il Risorgimento o la Peste
del ‘300.
Di
solito, a meno di non nascere nel pieno dei fenomeni transitivi o dei
picchi di frizione che le transizioni producono, si entra in queste fasi
trasformative senza alcuna consapevolezza di ciò che sta per succedere.
Si è avviluppati a gli avvenimenti e ci si trasforma sotto la dinamica
di questi, con in genere scarsa consapevolezza o con la falsa
consapevolezza data dall’uso di strumenti di pensiero maturati in
contesti precedenti che riapplichiamo di default nell’illusione che le
verità che contenevano siano prive di condizionamento spazio-temporale.
Può allora valere la pena di prendere un paio d’ali e farsi un giretto in alto,
dove la vista spazia su superfici più ampie e dove ciò che accade oggi
si mette al centro di ciò che è successo giusto ieri e ciò che sembra
potrebbe succedere, forse, domani. In una epoca in cui impazzano i GPS,
vale la pena di tracciare il nostro punto-posizione in maniera meno
semplificata, cioè più “complessa”.
MUTAZIONE DEMOGRAFICA
Le
considerazioni demografiche sono quasi sempre avversate da una critica
anti-malthusiana. Ma forse dovremmo imparare a dividere dati ed
interpretazioni perché queste ultime non sono possibili solo in ottica
malthusiana. Tra le tante cose che dobbiamo consegnare al ricordo
storico c'è anche questo monismo tanto dell’interpretazione, quanto
della sua critica. Leggiamo dunque i dati della demografia mondiale [2]
senza per questo affrettare considerazioni sulla sovrappopolazione che
non abbiamo in animo di fare, non è con questa intenzione che li citiamo
.
Dal 1900 ad oggi la popolazione del mondo è cresciuta del 333%, è cresciuta cioè di tre volte in un secolo. Ma gran parte di questo incremento si è verificato nei ultimi, soli, 60 anni: quasi +180%, quasi un raddoppio in poche decine di anni. La “nazionalizzazione delle masse” [3] ha formattato i popoli poiché la forma stato-nazionale che al 1950 contava circa 50 entità, oggi ne conta più di 200.
Non
vi è dubbio alcuno sul fatto che, quando un insieme biologico cresce il
suo volume di così tanto in così poco tempo, è la struttura stessa di
questo insieme, più tutti i sottosistemi che lo compongono, a doversi
riaccordare in una nuova forma generale.
Se
poi questo volume sistemico, non è solo biologico, ma
bio-politico-economico-culturale, l’indice di complessità dei fenomeni
cresce esponenzialmente.
Più ancora delle cifre assolute sono interessanti quindi le cifre relative,
cioè le cifre di cosa è successo ai diversi sistemi
cultural-continentali, rispetto alla loro storia precedente e
soprattutto rispetto ai loro reciproci precedenti rapporti. I
sudamericani si sono sestuplicati, gli africani quasi quintuplicati,
nord americani ed asiatici triplicati, gli europei (includendo l’Europa
occidentale, quella orientale ed addirittura i russi) sono cresciuti,
sì, ma solo a due cifre, del 78%. La Grande Europa che ad inizio secolo
pesava per un quarto del mondo, oggi si è ridotta di meno della metà,
dal 25% del totale mondo, al 12%.
Se
scorporiamo le nazioni occidentali (EU occidentale, Nord America,
Oceania anglosassone ed anche se è improprio il Giappone) che allora
dominavano il mondo, scopriamo che anche qua il peso si è drasticamente
dimezzato, l’Occidente o l’insieme delle nazioni a capitalismo avanzato
da un quarto del mondo sono oggi poco più di un decimo. Le previsioni
per gli immediati prossimi decenni accentuano i trend: asiatici ed
africani saranno l’80% del mondo, 90% con i sudamericani. Un secolo fa
erano il 70%. Gli europei sono i più anziani per età media, i più
longevi per aspettativa di vita, sono in generale contrazione
demografica, Russia, Germania, Spagna, Grecia ed Italia, sono i paesi
dove questi indici sono più estremi. L’Italia è seconda solo al Giappone
come aspettativa di vita (cioè come paese dei più anziani) e penultima
prima del Giappone per indice di natalità. Ci stiamo semplicemente
contraendo ed invecchiando sempre di più in un mondo giovane ed in
espansione.
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