L’ultima ad entrare nel club è stata l’Ungheria, nel 2009. Tutti gli
altri paesi dell’Europa a 28 (tranne Italia e Grecia) hanno adottato da
tempo forme di reddito minimo garantito per consentire ai loro cittadini
più deboli di vivere una vita dignitosa, così come l’Europa chiede fin
dal 1992. Strumento pensato per alleviare la condizione di insicurezza
di chi vive al di sotto della soglia di povertà, in caso di perdita del
lavoro il reddito minimo scatta quando è scaduta l’indennità di
disoccupazione (che in Italia è l’ultima tutela disponibile) e il
disoccupato non ha ancora trovato un nuovo impiego. Ma nell’Ue ne
beneficia anche chi non riesce a riemergere dallo stato di bisogno
nonostante abbia un lavoro. Negli ultimi anni la tendenza generalizzata,
secondo il rapporto The role of minimum income for social inclusion in
the European Union 2007-2010 stilato dal Direttorato generale per le
politiche interne del Parlamento Ue, è stata quella di razionalizzare i
vari sistemi, cercando di legare più che in passato il sostegno a misure
per rafforzare il mercato del lavoro in modo da creare occupazione e
ridurre il numero dei beneficiari. Ma il reddito minimo continua ad
assolvere alla sua funzione: quella di ultimo baluardo garantito dagli
Stati contro l’indigenza. CONTINUA
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