«Essere un patriota vuol dire per prima cosa servire nel proprio Paese».
Nel discorso annuale alla Nazione - il primo dal ritorno alla
presidenza - Vladimir Putin
ha citato ieri Aleksandr Solzhenitsyn, per poi aggiungere: «Spesso i
nostri imprenditori sono accusati di mancanza di patriottismo».
La campagna contro l'abitudine di aziende, funzionari pubblici e uomini
d'affari di mantenere all'estero denaro, proprietà immobiliari e azioni è
stata al centro dell'intervento di Putin, 80 minuti nella grande Sala
di San Giorgio al Cremlino davanti ai deputati delle due Camere riunite e
alle massime autorità del Paese. Che lo hanno applaudito così
calorosamente da costringerlo a interrompersi: «Aspettate, magari questo
non vi piacerà», ha ironizzato Putin. Illustrando la legge che
obbligherà i funzionari di Stato - presidente compreso - a dichiarare le
proprietà all'estero, e la provenienza dei redditi che ne hanno reso
possibile l'acquisto. Verranno imposti limiti su conti bancari e titoli
detenuti fuori dalla Russia. Quella che il presidente ha chiamato
"de-offshorizzazione" dell'economia potrebbe riportare nelle casse dello
Stato - forse anche grazie a un'amnistia - mille miliardi di dollari:
ed è questo il filo conduttore del discorso, la necessità urgente di
ridare fiato, capitali e investimenti a un'economia che ha ormai
ristretti margini di crescita se continua ad affidarsi prevalentemente
al settore energetico. Putin, rieletto per sei anni ma forse deciso
anche a raddoppiare con un secondo mandato nel 2018, ha bisogno di
diffondere benessere per poter stabilizzare il proprio regno.
Ma così come i propositi di lotta alla corruzione - difficili da mettere
in pratica perché coinvolgono le stesse persone che dovrebbero farli
rispettare - anche il resto del discorso di Putin sembra un elenco di
buone intenzioni, ma non nuove e difficilmente realizzabili per decreto.
Alla Russia, ha detto il presidente, servirebbe un tasso di crescita
tra il 5 e il 6%, lontano dal 3,5% stimato per quest'anno. Putin ha
parlato di privatizzazioni e dell'urgenza di modernizzare l'economia
riducendone la dipendenza da gas e petrolio, ma il suo avvertimento sul
capitalismo di Stato veniva pronunciato proprio mentre Rosneft, la
compagnia pubblica divenuta ormai primo produttore di petrolio al mondo,
completava l'acquisizione della joint-venture Tnk-Bp. È per ordine del
presidente che il Governo dovrà trovare il modo di rilanciare gli
investimenti nelle infrastrutture e creare entro il 2020 25 milioni di
posti di lavoro.
È la strada scelta da Putin per non perdere consensi. L'altra, quella
del dialogo con le opposizioni, sembra preclusa. A un anno dalle prime
proteste contro il suo ritorno al Cremlino, il presidente russo è
tornato ad attaccare le organizzazioni sostenute da finanziamenti
stranieri: «Le ingerenze dall'estero sui nostri affari interni sono
inaccettabili», ha scandito Putin esaltando i valori spirituali e
patriottici che danno vita all'anima russa. Poco dopo, il Comune di
Mosca negava all'opposizione il permesso di organizzare una nuova marcia
di protesta, chiesta per sabato prossimo.
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