Deutsche
Bank, Depfa Bank, Ubs e Jp Morgan colpevoli di truffa ai danni di
Palazzo Marino. Confiscati 88 milioni ai quattro istituti di credito che
avevano raggirato il Comune con prodotti derivati di Luca Fazio - il manifesto.
MILANO.
Anche le banche piangono. E questa è una prima assoluta. Mondiale. Il
«miracolo» accade a Milano, dove quattro banche (e nove manager) sono
state condannate perché riconosciute colpevoli di una truffa ai danni di
Palazzo Marino - governava Letizia Moratti - che nel 2005 aveva
investito su alcuni prodotti finanziari «derivati». Cosa sono? In
sintesi, si tratta di prodotti finanziari il cui valore «deriva»
dall'andamento del valore di un altro bene (azioni, obbligazioni,
valute...), è una specie di scommessa sul comportamento futuro di un
titolo o una quotazione. In Italia ci sono più di settecento enti
pubblici che hanno stipulato con le banche contratti di questo tipo, e
sono finiti nei guai.
«L'Italia è
stata terra di scorribande - ha commentato il pm Alfredo Robledo - a
differenza per esempio dell'Inghilterra, dove i derivati sono vietati».
La
sentenza di ieri è storica. Il giudice del tribunale di Milano, Oscar
Magi, ha condannato per truffa aggravata quattro banche straniere tra le
più importanti del mondo stabilendo anche la confisca di circa 88
milioni di euro (Deutsche Bank, Depfa Bank, Ubs e Jp Morgan). I quattro
istituti di credito avrebbero truffato 100 milioni di euro al Comune di
Milano con contratti stipulati con le giunte di centrodestra di Letizia
Moratti e Gabriele Albertini. Le banche condannate dovranno anche
versare un milione di euro ciascuna come sanzione pecuniaria. L'unico
precedente giuridico che va nella stessa direzione riguarda una sentenza
amministrativa pronunciata in Inghilterra negli anni '90.
Il
giudice ha anche condannato nove persone, tra manager ed ex lavoratori
degli istituti di credito. Antonio Creanza (Jp Morgan) e Marco
Santarcangelo (Depfa) sono stati condannati a 8 mesi e 15 giorni,
Tommaso Ziboldi (Deutsche Bank) a 7 mesi e 15 giorni, Gaetano Bassolino
(Ubs, figlio dell'ex presidente della Campania) a 7 mesi. Tutte le
condanne prevedono la sospensione della pena e il divieto di contrattare
per un anno con la pubblica amministrazione.
Il
pm Alfredo Robledo è particolarmente soddisfatto e parla di sentenza
storica. «E' la prima al mondo - spiega - ad affermare il principio che
per esserci affidabilità deve esserci trasparenza. Le banche hanno
raggirato il Comune di Milano, c'è stata una vera aggressione alla
comunità per l'opacità assoluta dell'operazione e alla fine Palazzo
Marino si è fatto irretire». Secondo l'accusa le quattro banche
avrebbero stipulato un derivato trentennale senza informare Palazzo
Marino dei rischi dell'operazione. Il Comune di Milano, che si era
costituito parte civile, un anno fa - con la nuova giunta Pisapia - è
uscito dal processo dopo un accordo di transazione di circa 455 milioni
di euro, un passaggio che negli anni porterà nelle casse comunali altri
300 milioni di euro.
E le banche come l'hanno presa? Male.
Malissimo. Tutte e quattro ricorreranno in appello, nella convinzione di
essere assolte. Non sono abituate a perdere, soprattutto nei tribunali.
«Ubs esprime disappunto per il verdetto», si legge in una nota scritta
dall'istituto di credito. «Ubs ritiene che la propria condotta e quella
dei propri dipendenti siano state del tutto conformi alla legge. Ubs e
le persone coinvolte perseguiranno con determinazione tutte le
possibilità di appello».
Jp
Morgan è «delusa dalle decisioni del giudice». Il legale di Deutsche
Bank dice di «non condividere nulla di questa decisione, ma è una
sentenza che va rispettata come tutte». Il Codacons, invece, non si
accontenta. «Ora - dice il presidente dell'associazione Marco Maria
Donzelli - i cittadini milanesi andrebbero risarciti per le maggiori
tasse che in questi anni hanno dovuto pagare per colpa dei soldi persi
in queste operazioni speculative». Secondo il Codacons, l'emissione di
prodotti finanziari derivati andrebbe proibita per legge, «agli enti
locali deve essere impedito di poter fare operazioni su prodotti ad alto
rischio mettendo in pericolo i soldi dei cittadini, noi diciamo no a
quella finanza allegra che ci ha condotto alla crisi di oggi».
Fonte: il manifesto - 20 dicembre 2012.
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