Sabato 15 Dicembre, 2012
CORRIERE DELLA SERA
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Gelati, lecca-lecca, iPad Le spese caricate sul bilancio «Pagata una festa di nozze»
MILANO
— Senza regole e, più ancora, senza stile. L'assalto alle note spese
rimborsate «per il funzionamento dei gruppi» del consiglio della Regione
Lombardia, infatti, visto con le lenti degli scontrini costati ieri 22
inviti a comparire per peculato ad altrettanti consiglieri di Pdl e
Lega, nemmeno pulsa della ribalda "nobiltà" di illustri predecessori che
nel Lazio si erano fatti la villa o avevano acquistato il Suv con i
soldi dei cittadini: qui al Pirellone c'è solo gente che, pur
guadagnando almeno 9.000 euro netti al mese di stipendio comprensivo di
diaria, e pur essendo già dotata di telefoni e computer gratis, con gli
ulteriori fondi pubblici «per il funzionamento del gruppo consiliare» si
fa rimborsare il cono gelato da 1 euro e 50, il lecca-lecca,
l'ovetto-Kinder e una clessidra; compra la salsiccia dal macellaio, va
dal panettiere, segna uno dietro l'altro a distanza di pochi minuti i
caffè con brioche da 1 euro e 60 al bar, beve una birra al pub; acquista
in tabaccheria blocchi di «gratta e vinci», mette in lista un farmaco e
il relativo ticket da 21 euro, e a Capodanno accolla ai contribuenti i
fuochi d'artificio.
Tartufi e ostriche
Perfino le trasgressioni culinarie sono un po' da
filmetto di serie B. Come nei «due coperti» da 127 euro di ostriche
rimborsati al leghista Pierluigi Toscani. O come il pasto al ristorante
«il Baretto al Baglioni» il 23 ottobre 2010 che l'ex presidente leghista
del consiglio regionale Davide Boni qualifica «spesa di rappresentanza»
nei «rapporti consiglio-giunta e nuova sede con il Sottosegretario Expo
2015», consumando 30 grammi di tartufo per 180 euro su 644 di conto. Il
tartufo deve essere una passione: Giorgio Pozzi si fa rimborsare una
cena «con rappresentanti dell'imprenditoria locale» il 23 dicembre 2010
sempre al «Baretto» dove, su un conto di 3.320 euro, 200 sono di vini,
400 di champagne e ben 882 di tartufi in un «privé» il cui utilizzo
costa da solo 150 euro.
Sushi e ospitalità
Quando a saldare i conti è indirettamente il
contribuente, diventa più facile largheggiare in generosità: sempre
Pozzi, ad esempio, ottiene il rimborso di 5.500 euro spesi al ristorante
«Il Gatto Nero» di Cernobbio il 30 luglio 2010 per una «cena
istituzionale con operatori e imprenditori locali» offerta a 55 persone.
Alessandro Colucci oscilla invece tra gli arancini da 5 euro e il sushi
da 127 euro per due coperti al ristorante «Nobu Armani».
I taxi, il Natale, Parigi
Del resto la madre di tutte le ambiguità è
il concetto in sé di «materiale di rappresentanza», tipo quello che Boni
compra per 11.164 euro a Napoli tra il 28 e il 30 dicembre 2010: 75
cravatte in seta, 3 sciarpe in cashmere, 7 foulard in seta. Per
definizione, nulla è più di «rappresentanza» come le colazioni e le cene
al ristorante, che insieme a una marea di taxi sono la voce più
ricorrente e corposa nei rimborsi ritenuti dubbi dagli uomini della GdF
milanese che con i pm Robledo-Filippini-D'Alessio già avevano indagato
sul finanziamento pubblico alla Lega e prima ancora sui derivati del
Comune di Milano. L'ex assessore Buscemi, ad esempio, al ristorante
milanese «A Riccione» sostiene «spese di rappresentanza» per 380 euro
proprio alla viglia di Natale, 24 dicembre 2009, e per 695 euro proprio
l'ultimo dell'anno, 31 dicembre 2009.
Altre volte Buscemi qualifica come «spese di rappresentanza» il ritiro
di pietanze da asporto presso ristoranti giapponesi e cinesi. E quando
un evento legato all'Expo propizia un soggiorno istituzionale a Parigi,
all'«Hotel Park Hyatt» paga 638 euro con carta di credito della Regione
anche se dalla fattura dell'albergo sembrerebbe che i servizi ricettivi
siano stati offerti a «2 persone».
Matrimonio
Tante cose potranno forse essere chiarite, e certo ce n'è
parecchie da mettere a fuoco. Il capogruppo leghista Stefano Galli, ad
esempio, che il 5 marzo 2009 mette in lista 8 euro per la ricarica di
una penna, sostiene il 16 giugno 2010 al Ristorante «Toscano» una
asserita spesa «di funzionamento» del gruppo anche se il ristoratore,
interrogato come teste, ha affermato che quella spesa, 6.180 euro per
103 coperti, riguardava di certo un matrimonio.
Ovetti e Mignottocrazia
L'orizzonte degli scontrini è il più vario.
Alessandro Marelli, pur non disdegnando di acquistare pc e cellulari,
esibisce 4 euro per una birra spina media al pub e 9,90 euro per un
tubetto di ovetti Kinder con sorpresa, e si fa rimborsare le sigarette e
persino i coni gelato come Pierluigi Toscani, che non manca 752 euro di
cartucce e non disdegna i tagliandi «win for live». Nicole Minetti
sceglie invece di spaziare dagli 899 euro per l'iPhone5 ai 27 euro per
«barattoli di sabbia in vetro giallo», dagli 832 auro di «consumazioni»
all'Hotel Principe di Savoia ai pochi euro per una crema da viso. Ed è
al gruppo consiliare pdl che l'imputata nel processo Ruby accolla i 16
euro spesi per comprare il libro «Mignottocrazia» scritto da Paolo
Guzzanti.
«Si può vivere così?»
Ciascuno ha le sue predilezioni. Angelo
Giammario (114mila euro contestati sul 2008-2012, più di lui solo il
capogruppo pdl Paolo Valentini con 118.000) suole affittare un'auto con
conducente da Basiglio a Milano. Cesare Bossetti, intestatario del
rimborso della tazzina di caffè al bar come del farmaco da 21 euro,
ricorre alle spese di funzionamento del gruppo per 14 cornici per 672
euro il 2 agosto 2010, e per altre 8 cornici il 7 luglio per 384 euro.
Giulio Boscagli, il cognato di Formigoni, compra tre iPad per 2.626
euro. E mentre Roberto Pedretti si fa rimborsare 960 euro per un
ingrandimento fotografico, per il suo collega Marcello Raimondi, che
attinge spesso ai soldi pubblici per il rifornimento di carburante, l'1
marzo 2008 è invece giorno di acquisti tecnologici: una macchina
fotografica da 520 euro, una telecamera da 230, un proiettore da 720, un
computer da 1.390. Ma una decina di giorni dopo si dà anche ai libri.
Titolo: «Si può vivere così?».
Luigi Ferrarella
lferrarella@corriere.it
Giuseppe Guastella
gguastella@corriere.it
IL CORRIERE DELLA SERA
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