Programma di Alternativa-Politica

venerdì 23 novembre 2012

Parco Dolomiti friulane, la chiusura è vicina

TRIESTE - Il Parco delle Dolomiti friulane rischia di chiudere. “Stiamo attraversando un periodo economico difficile. Tutti lo sanno. Ma non credevamo che la tutela del territorio montano, già svantaggiato per mille altri motivi, vedersi azzerate le poste di bilancio regionale. È irragionevole”.


Preoccupati dall’azzeramento dei fondi previsti per i Parchi naturali nella proposta di bilancio adottata dalla Giunta regionale, i presidenti delle due maggiori aree protette del Friuli Venezia Giulia hanno chiesto e ottenuto un incontro con l’assessore regionale competente, Claudio Violino.

Alla riunione, tenutasi a Trieste, era presente anche il consigliere regionale Maurizio Salvador, la direttrice del Servizio caccia, risorse ittiche e biodiversità, Marina Bortotto, e i due direttori degli Enti Parco. A conoscenza dell’incontro e particolarmente interessati anche i consiglieri Cacitti, Baritussio, Della Mea, Menis, Colussi e Corazza.

I presidenti, Stefano Di Bernardo per il Parco Prealpi Giulie e Luciano Pezzin per il Parco Dolomiti Friulane, hanno a palesato il loro disappunto per la scelta compiuta. Hanno ricordato il ruolo giocato dai due Parchi per la conservazione della natura e la promozione di forma di sviluppo sostenibile fin dalla loro istituzione. In particolare hanno sottolineato come la mancanza di trasferimenti regionali metta a rischio non solo la funzionalità dei due Enti ma anche i posti di lavoro sia del personale dipendente, sia di quanti lavorano attraverso cooperative o società, o con contratti di collaborazione, per la gestione attiva del territorio.

Violino ha illustrato la complessa situazione del bilancio regionale: i finanziamenti sono passati da 67 a 19 milioni. Ha comunque dato disponibilità a rivedere l'inserimento delle poste specifiche nel bilancio (per evitare di chiudere servirebbero, in totale, almeno 1,7 milioni di euro), ma ha rammentato che dovrà essere il Consiglio regionale a dare un chiaro segnale economico.

Chiudere il parco significa che tutte le attività esistenti non saranno più possibili e che la manutenzione non sarà attivata. Gli escursionisti esperti potranno continuare ad andare all’interno, ma famiglie, scuole e turisti occasionali saranno bloccati dall’assenza di servizi.

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giovedì 22 novembre 2012

Il Venezuela và!

Un modello di democrazia partecipativa. Il Presidente Hugo Chavez Frias sottopone alla consultazione popolare il Secondo Piano Socialista della Nazione per il periodo 2013-2019.

Per la prima volta un governo chiede ai suoi cittadini, senza discriminazione di credo politico o di genere, di pianificare e di eseguire insieme le politiche di approfondimento e consolidamento del socialismo.

Nello scorso mese di giugno il Presidente Hugo Chavez Frias, subito dopo la sua candidatura alle elezioni presidenziali, aveva presentato il Secondo Piano Socialista come programma di governo per il periodo 2013-2019; subito dopo la sua clamorosa affermazione, aveva informato che il 10 gennaio 2013, giorno del suo giuramento come Presidente, lo avrebbe presentato all’Assemblea Nazionale per la sua discussione e approvazione o respingimento, secondo quanto stabilito dalla Costituzione.
Il Secondo Piano Socialista prevede cinque obiettivi storici che sono quelli di difendere e consolidare l’indipendenza nazionale; continuare nella costruzione di una patria socialista come alternativa al sistema distruttivo e selvaggio del capitalismo; convertire il Venezuela in una potenza sociale, economica e politica in America Latina e nel Caribe; contribuire allo sviluppo di una nuova Geopolitica Internazionale che permetta di raggiungere l’equilibrio dell’Universo e garantire così la pace; preservare la vita del pianeta e salvare la specie umana.

Per ognuno di questi punti vengono esplicitate decine e decine di proposte che sono il fondamento stesso del programma di governo per il periodo 2013-2019 che, prima del passaggio parlamentare, sarà oggetto di dibattito, valutazione, proposte e modifiche da parte non solo delle organizzazioni politiche e dei movimenti sociali, ma anche di tutta la popolazione venezuelana, senza distinzioni politiche o discriminazioni di sorta, chiamata dal Presidente Chavez a partecipare al processo di approfondimento e consolidamento del socialismo bolivariano del XXI secolo e di crescita della nazione.

Per facilitare e garantire la massima partecipazione, i cittadini possono avvalersi di diverse modalità di intervento; si prevede infatti lo svolgimento di assemblee di dibattito all’interno delle comunità o nei consigli comunali; la disposizione di 13.600 punti rossi del PSUV-Partito Socialista Unito del Venezuela adibiti alla diffusione del programma e alla raccolta di proposte; la collocazione di 94 buche delle lettere “Pensa per la Patria” negli uffici postali dei 23 stati venezuelani, sempre per raccogliere suggerimenti; la costituzione di “Città del Dibattito” spazi aperti per la discussione; ed infine l’utilizzo di spazi digitali “La mia Patria nel WEB” per lo scambio, diffusione e raccolta di proposte.

Nel fine settimana del 9-11 novembre si sono svolte affollate e partecipate assemblee di dibattito in tutti gli stati sede di elezioni dei Governatori e dei Consigli Regionali il prossimo 16 dicembre, aperte a tutti, quale eccellente esempio di democrazia diretta dal basso; mentre nel fine settimana del 16-18 novembre hanno avuto luogo le “Città del Dibattito” che hanno visto l’intervento di migliaia di cittadini e soprattutto di giovani, coinvolti in prima persona come attori della democrazia partecipativa e protagonistica garantita dal governo bolivariano. Per esempio, nello stato di Miranda sono state avanzate molte proposte da parte dei giovani sulla necessità di predisporre politiche sul primo impiego, creare un centro di studi della gioventù ed includere la materia educazione per il lavoro nel curriculum, che sono state consegnate al candidato a Governatore Elías Jaua del PSUV, affinché siano integrate sia nel suo programma di governo che nel Piano Socialista della Nazione.

E’ questo un ennesimo esempio di democrazia di attiva partecipazione dal basso che dovrebbe far ammutolire i grilli parlanti dell’informazione mainstream e far impallidire i politici occidentali, paladini della “democrazia”, entrambe le categorie sempre pronte a definire dispregiativamente Chavez come dittatore e a criticare con lui anche gli altri Presidenti latino americani che non sono disposti, a differenza dei loro predecessori espressione delle oligarchie borghesi, ad accettare le imposizioni e i diktat degli organismi finanziari internazionali come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.

Ricordiamo che FMI e BM nell’ultimo ventennio del XX secolo, per concedere la rinegoziazione del debito estero, hanno preteso in cambio dai governi locali la privatizzazione dei servizi pubblici, delle aziende strategiche e le riforme del lavoro, tramite i PAS Piani di Aggiustamento Strutturale che hanno affossato le economie nazionali del continente sud americano e trascinato nella miseria e nell’esclusione sociale milioni di persone, esattamente come sta accadendo nei confronti dei paesi dell’Europa Mediterranea con l’ imposizione delle medesime “riforme strutturali”.

In Venezuela, dove da tredici anni, invece, si è iniziato il processo di transizione al socialismo, milioni di cittadini godono dei benefici degli utili petroliferi che, grazie alla nazionalizzazione della PDVSA Petróleos de Venezuela S.A., sono oggi investiti nel sociale per rafforzare l’evoluzione verso l’uguaglianza, l’indipendenza piena e lo sviluppo.

A oggi, secondo indicatori confermati dalla FAO, Unicef e Unesco, i quasi 500 miliardi di dollari investiti nelle politiche sociali si traducono in 2.000.000 di studenti che si laureeranno grazie alla Misión Sucre; 1.400.000 persone che hanno imparato a leggere e scrivere grazie alla Misión Robinson; 633.000 diplomati con la Misión Ribas; 1.700.000 vite salvate nel quadro della Misión Barrio Adentro; 11.000.000 di persone che beneficiano di una migliore alimentazione e qualità della vita grazie alla Misión Mercal; 2.200.000 anziani che oggi possono contare su una pensione di vecchiaia e 150.000 abitazioni che si sono costruite grazie alla Gran Misión Vivienda.

Nonostante tutte queste realizzazioni, il Presidente Hugo Chavez Frias è perfettamente consapevole della necessità di dovere continuare a progredire nella costruzione di un modello economico produttivo, orientato a smontare il modello depredatore e insostenibile del capitalismo, e definito il Socialismo Bolivariano del XXI secolo che cerca di “conquistare la maggiore somma di felicità possibile della nostra società, servendo la gente, secondo le sue capacità e necessità”.

Alternativa a fianco del popolo palestinese

Alternativa dà la sua piena solidarietà al popolo palestinese di Gaza, vittima dell’ennesima aggressione israeliana. Intento a promuovere primavere in giro per il mondo, a ingerirsi nelle rivolte siriane, ad accerchiare l’Iran, l’Occidente assiste colpevolmente passivo quando non partecipe a questo genocidio dilatato vissuto ormai come costante dei nostri tempi.
Spicca in particolare il silenzio del premio Nobel per la Pace 2012, quella Unione Europea davanti alle cui coste si compie l’ennesima sovradimensionata aggressione dell’esercito israeliano (71morti e 400 feriti civili secondo fonti israeliane ad oggi). Anche il nostro governo unisce il suo silenzio “tecnico” a quello del continente.
Invitiamo tutti i democratici invece a far sentire le loro voci perché l’ennesimo massacro non si compia nella totale assenza di indignata protesta.

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lunedì 19 novembre 2012

RBS: soluzione Grecia? Semplice, "cancellare tutto il debito"

Una svalutazione completa del debito e' l'unica soluzione per poter consentire ad Atene di rimanere nell'area euro (VIDEO intervento di Moorad Choudhry). "Atene ha bisogno di un terzo pacchetto di aiuti", per Asmussen (consiglio Bce).
 New York - Il discorso e' molto semplice: "se le autorita' politiche europee facessero veramente sul serio e volessero fare tornare a crescere l'economia del paese e permettere ad Atene di restare nell'area euro, allora dovrebbero cancellare tutto il debito sovrano".

La "dichiarazione del giorno" e' di Moorad Choudhry, numero uno della divisione 'business treasury, global banking & markets' dell'istituto britannico Royal Bank of Scotland. "Non riesco a immaginare un accordo sulla riduzione del debito greco questa settimana", ha detto ai microfoni dell'emittente CNBC.

Se cosi' non sara' fatto, "l'economia continuera' a contrarsi, sempre piu' persone verranno licenziate e non saranno in grado di aumentare le entrate fiscali". Il problema allora qual e'? Che "se sei il cancelliere tedesco con le elezioni alle porte ovviamente non ti augureresti uno scenario del genere".

Grazie a Mario Draghi e alle misure intraprese dalla Bce, "siamo usciti dal momento peggiore della crisi e la banca centrale ha in teoria gia' svalutato il debito della periferia dell'Eurozona. Pertanto non credo che arriveremo a una soluzione definitiva in autunno".

Restando in tema Banca Centrale Europea, il membro del consiglio direttivo Jorg Asmussen ha previsato che Atene ha assoluto bisogno di un terzo pacchetto di aiuti esterni".

"Probabilmente - ha detto a Reuters - la Grecia dopo il 2014 avrà bisogno di un altro piano di aiuti".

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lunedì 12 novembre 2012

Trani, la procura chiede 7 rinvii a giudizio per S&P e Fitch

Chiusa dopo due anni l'inchiesta per la presunta manipolazione del mercato da parte delle agenzie di rating. I pm chiedono il rinvio a giudizio per sette persone. Richiesta di archiviazione per altre due

di | 12 novembre 2012

lunedì 5 novembre 2012

Crisi e politica, analisti finanziari in piazza con i 5 Stelle: “L’Esm? Una trappola”

A Roma il Movimento chiama a raccolta gli attivisti per parlare di economia con due esperti fuori dal coro per i quali il debito pubblico non è Satana, lo spread un gigantesco equivoco, mentre il Fondo Salva Stati di Draghi è pericolosissimo. Scarano: "Nessuno ha spiegato che problemi potrebbe creare il Meccanismo europeo di stabilità"di Filippo Barone - Il Fatto Quotidiano.

Anche gli analisti finanziari nel loro piccolo si incazzano e scendono in piazza, caso più unico che raro, tra gli attivisti del Movimento cinque stelle. Formalmente per spiegare alla gente l’abc dell’economia – dallo spread al rating, come da locandina dell’appuntamento di oggi pomeriggio alle 16 a Roma, alla Sala Ouverture di via Tripoli, 22 – ma di fatto, la batteria di concetti che si portano dietro fa rumore.
Il debito pubblico? Non è da demonizzare. Il Fondo salva stati di Draghi? Pericolosissimo. Lo spread? Un gigantesco equivoco. E uscire dall’Euro? Una delle ipotesi da mettere sul tavolo.
Partiti dal comune di Galbiate in Lombardia, gli anomali analisti Alfonso Scarano e Paolo Sassetti, fanno tappa nella Capitale invitati da un uditorio altrettanto rumoroso, quello appunto del Movimento cinque stelle. 


“Il nemico da abbattere – secondo Scarano, analista indipendente già vicepresidente dell’Aiaf, l’Associazione italiana analisti finanziari – è l’omologazione di pensiero, anche e soprattutto in economia”.
E qual è il pensiero omologato da abbattere?“Per esempio questa crisi: dire che il problema della nostra situazione sia solamente il debito e si risolva abbattendo solamente il debito. La crisi è nata dalle banche e poi trasmessa all’economia e non può essere risolta se non si affronta il problema delle banche, dei loro conflitti di interesse e della complessità degli strumenti finanziari che hanno inquinato l’economia”.

Già, le banche, sempre loro, sembra ormai un tiro al piccione.“Se uno generalizza si. Il sistema bancario è un istituto prezioso per lo sviluppo economico e sociale, tanto da meritare una speciale tutela pubblica. Raccoglie il risparmio e fornisce credito, tutela e dà fiducia ai risparmiatori, incentiva e finanzia lo sviluppo delle imprese. Ma il mondo delle banche è diventato bicefalo, vi è la testa della banca vera – quella detta commerciale – e quella della banca falsa, la banca d’affari. Abbiamo spazzato via le regole che separavano questi due diversi mestieri consentendo la creazione di conglomerati con un permanete conflitto di interesse”.
Quanti siete nella finanza a pensarla così?“Noi non parliamo a nome della categoria degli analisti. Siamo solo un gruppo di amici, ma parliamo anche a nome di tanti che non possono uscire allo scoperto. Alcuni hanno lo stipendio bancario e quindi hanno il problema di non potersi esprimere liberamente. In comune molti di noi hanno la fiducia in Keynes, all’economista Federico Caffè, e una sostanziale perplessità sulla veridicità delle informazioni economiche diffuse, spesso troppo timide e soprattutto comode per chi questa crisi l’ha provocata e per chi non la sta risolvendo”.
Per esempio?“Il Meccanismo europeo di stabilità, nessuno ha spiegato che trappola potrebbe diventare. Vedo che Napolitano auspica una generica cessione di sovranità ma non racconta quanta cessione di sovranità sia stata già effettuata ratificando il meccanismo. Parliamo del fondo di stabilità, noto come ‘salva stati’ ,quello che dovrebbe diventare operativo da gennaio e che prevede una contribuzione da parte dell’Italia di 125 miliardi di euro per poi intervenire in caso di esplosione dello spread”. 
Cos’è che non va?“Da gennaio, quando diventerà operativo il fondo, le scelte della politica economica italiana saranno dettate da un soggetto di diritto privato per di più lussemburghese che potrà operare senza controlli e senza responsabilità”.
Messa così fa impressione.“Non altro rispetto a quanto previsto dagli articoli 32 e 35 dello statuto del Fondo che prevedono l’immunità per gli amministratori e la segretezza degli atti. E tutto ciò senza che nessuno ne sappia nulla e tanto meno se ne discuta”.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/04/crisi-e-politica-analisti-finanziari-in-piazza-con-lm5s/402929/.






venerdì 2 novembre 2012

In che epoca siamo capitati?

di Pier Luigi Fagan
In questo piccolo saggio, riprendiamo la domanda che ci facevamo otto mesi fa [1]. Questo articolo riprende i temi oggetto della Relazione introduttiva dei lavori di analisi ed approfondimento del Consiglio Nazionale del Laboratorio politico-culturale Alternativa, tenutisi a Firenze il 27-28 Ottobre 2012. La domanda è: in quale contesto storico ci è dato di vivere ?
Ci sono generazioni che capitano in stabili pianure storiche in cui non succede nulla di significativo, in cui i sistemi umani riproducono senza perturbazioni significative le forme di cui sono composti. Ci sono generazioni come quella di mio padre (1901) che trascorrono l’adolescenza nella campagna veneta a ridosso del fronte di una Guerra mondiale per poi giungere nella maturità a vivere una Seconda guerra mondiale. Ad altri è toccato il Rinascimento, il Risorgimento o la Peste del ‘300.
Di solito, a meno di non nascere nel pieno dei fenomeni transitivi o dei picchi di frizione che le transizioni producono, si entra in queste fasi trasformative senza alcuna consapevolezza di ciò che sta per succedere. Si è avviluppati a gli avvenimenti e ci si trasforma sotto la dinamica di questi, con in genere scarsa consapevolezza o con la falsa consapevolezza data dall’uso di strumenti di pensiero maturati in contesti precedenti che riapplichiamo di default nell’illusione che le verità che contenevano siano prive di condizionamento spazio-temporale. Può allora valere la pena di prendere un paio d’ali e farsi un giretto in alto, dove la vista spazia su superfici più ampie e dove ciò che accade oggi si mette al centro di ciò che è successo giusto ieri e ciò che sembra potrebbe succedere, forse, domani. In una epoca in cui impazzano i GPS, vale la pena di tracciare il nostro punto-posizione in maniera meno semplificata, cioè più “complessa”.

MUTAZIONE DEMOGRAFICA

 Le considerazioni demografiche sono quasi sempre avversate da una critica anti-malthusiana. Ma forse dovremmo imparare a dividere dati ed interpretazioni perché queste ultime non sono possibili solo in ottica malthusiana. Tra le tante cose che dobbiamo consegnare al ricordo storico c'è anche questo monismo tanto dell’interpretazione, quanto della sua critica. Leggiamo dunque i dati della demografia mondiale [2] senza per questo affrettare considerazioni sulla sovrappopolazione che non abbiamo in animo di fare, non è con questa intenzione che li citiamo .
Dal 1900 ad oggi la popolazione del mondo è cresciuta del 333%, è cresciuta cioè di tre volte in un secolo. Ma gran parte di questo incremento si è verificato nei ultimi, soli, 60 anni: quasi +180%, quasi un raddoppio in poche decine di anni. La “nazionalizzazione delle masse” [3] ha formattato i popoli poiché la forma stato-nazionale che al 1950 contava circa 50 entità, oggi ne conta più di 200. 

Non vi è dubbio alcuno sul fatto che, quando un insieme biologico cresce il suo volume di così tanto in così poco tempo, è la struttura stessa di questo insieme, più tutti i sottosistemi che lo compongono, a doversi riaccordare in una nuova forma generale.
Se poi questo volume sistemico, non è solo biologico, ma bio-politico-economico-culturale, l’indice di complessità dei fenomeni cresce esponenzialmente.
Più ancora delle cifre assolute sono interessanti quindi le cifre relative, cioè le cifre di cosa è successo ai diversi sistemi cultural-continentali, rispetto alla loro storia precedente e soprattutto rispetto ai loro reciproci precedenti rapporti. I sudamericani si sono sestuplicati, gli africani quasi quintuplicati, nord americani ed asiatici triplicati, gli europei (includendo l’Europa occidentale, quella orientale ed addirittura i russi) sono cresciuti, sì, ma solo a due cifre, del 78%. La Grande Europa che ad inizio secolo pesava per un quarto del mondo, oggi si è ridotta di meno della metà, dal 25% del totale mondo, al 12%.
Se scorporiamo le nazioni occidentali (EU occidentale, Nord America, Oceania anglosassone ed anche se è improprio il Giappone) che allora dominavano il mondo, scopriamo che anche qua il peso si è drasticamente dimezzato, l’Occidente o l’insieme delle nazioni a capitalismo avanzato da un quarto del mondo sono oggi poco più di un decimo. Le previsioni per gli immediati prossimi decenni accentuano i trend: asiatici ed africani saranno l’80% del mondo, 90% con i sudamericani. Un secolo fa erano il 70%. Gli europei sono i più anziani per età media, i più longevi per aspettativa di vita, sono in generale contrazione demografica, Russia, Germania, Spagna, Grecia ed Italia, sono i paesi dove questi indici sono più estremi. L’Italia è seconda solo al Giappone come aspettativa di vita (cioè come paese dei più anziani) e penultima prima del Giappone per indice di natalità. Ci stiamo semplicemente contraendo ed invecchiando sempre di più in un mondo giovane ed in espansione.