TRIESTE - Il Parco delle Dolomiti friulane rischia di chiudere. “Stiamo
attraversando un periodo economico difficile. Tutti lo sanno. Ma non
credevamo che la tutela del territorio montano, già svantaggiato per
mille altri motivi, vedersi azzerate le poste di bilancio regionale. È irragionevole”.
Preoccupati dall’azzeramento dei fondi previsti per i Parchi naturali
nella proposta di bilancio adottata dalla Giunta regionale, i presidenti delle due maggiori aree protette del Friuli Venezia Giulia hanno chiesto e ottenuto un incontro con l’assessore regionale competente, Claudio Violino.
Alla riunione, tenutasi a Trieste, era presente anche il consigliere
regionale Maurizio Salvador, la direttrice del Servizio caccia, risorse
ittiche e biodiversità, Marina Bortotto, e i due direttori degli Enti
Parco. A conoscenza dell’incontro e particolarmente interessati anche i
consiglieri Cacitti, Baritussio, Della Mea, Menis, Colussi e Corazza.
I presidenti, Stefano Di Bernardo per il Parco Prealpi Giulie e
Luciano Pezzin per il Parco Dolomiti Friulane, hanno a palesato il loro
disappunto per la scelta compiuta. Hanno ricordato il ruolo giocato dai due Parchi per
la conservazione della natura e la promozione di forma di sviluppo
sostenibile fin dalla loro istituzione. In particolare hanno
sottolineato come la mancanza di trasferimenti regionali metta a rischio
non solo la funzionalità dei due Enti ma anche i posti di lavoro sia
del personale dipendente, sia di quanti lavorano attraverso cooperative o
società, o con contratti di collaborazione, per la gestione attiva del
territorio.
Violino ha illustrato la complessa situazione del bilancio regionale: i finanziamenti sono passati da 67 a 19 milioni.
Ha comunque dato disponibilità a rivedere l'inserimento delle poste
specifiche nel bilancio (per evitare di chiudere servirebbero, in
totale, almeno 1,7 milioni di euro), ma ha rammentato che dovrà essere
il Consiglio regionale a dare un chiaro segnale economico.
Chiudere il parco significa che tutte le attività esistenti non saranno più possibili e
che la manutenzione non sarà attivata. Gli escursionisti esperti
potranno continuare ad andare all’interno, ma famiglie, scuole e turisti
occasionali saranno bloccati dall’assenza di servizi.
fonte:
venerdì 23 novembre 2012
giovedì 22 novembre 2012
Il Venezuela và!
Un modello di democrazia
partecipativa. Il Presidente Hugo Chavez Frias sottopone alla
consultazione popolare il Secondo Piano Socialista della Nazione per il
periodo 2013-2019.
Per la prima volta un governo chiede ai suoi cittadini, senza discriminazione di credo politico o di genere, di pianificare e di eseguire insieme le politiche di approfondimento e consolidamento del socialismo.
Nello scorso mese di giugno il Presidente Hugo Chavez Frias, subito dopo la sua candidatura alle elezioni presidenziali, aveva presentato il Secondo Piano Socialista come programma di governo per il periodo 2013-2019; subito dopo la sua clamorosa affermazione, aveva informato che il 10 gennaio 2013, giorno del suo giuramento come Presidente, lo avrebbe presentato all’Assemblea Nazionale per la sua discussione e approvazione o respingimento, secondo quanto stabilito dalla Costituzione.
Il Secondo Piano Socialista prevede cinque obiettivi storici che sono quelli di difendere e consolidare l’indipendenza nazionale; continuare nella costruzione di una patria socialista come alternativa al sistema distruttivo e selvaggio del capitalismo; convertire il Venezuela in una potenza sociale, economica e politica in America Latina e nel Caribe; contribuire allo sviluppo di una nuova Geopolitica Internazionale che permetta di raggiungere l’equilibrio dell’Universo e garantire così la pace; preservare la vita del pianeta e salvare la specie umana.
Per ognuno di questi punti vengono esplicitate decine e decine di proposte che sono il fondamento stesso del programma di governo per il periodo 2013-2019 che, prima del passaggio parlamentare, sarà oggetto di dibattito, valutazione, proposte e modifiche da parte non solo delle organizzazioni politiche e dei movimenti sociali, ma anche di tutta la popolazione venezuelana, senza distinzioni politiche o discriminazioni di sorta, chiamata dal Presidente Chavez a partecipare al processo di approfondimento e consolidamento del socialismo bolivariano del XXI secolo e di crescita della nazione.
Per facilitare e garantire la massima partecipazione, i cittadini possono avvalersi di diverse modalità di intervento; si prevede infatti lo svolgimento di assemblee di dibattito all’interno delle comunità o nei consigli comunali; la disposizione di 13.600 punti rossi del PSUV-Partito Socialista Unito del Venezuela adibiti alla diffusione del programma e alla raccolta di proposte; la collocazione di 94 buche delle lettere “Pensa per la Patria” negli uffici postali dei 23 stati venezuelani, sempre per raccogliere suggerimenti; la costituzione di “Città del Dibattito” spazi aperti per la discussione; ed infine l’utilizzo di spazi digitali “La mia Patria nel WEB” per lo scambio, diffusione e raccolta di proposte.
Nel fine settimana del 9-11 novembre si sono svolte affollate e partecipate assemblee di dibattito in tutti gli stati sede di elezioni dei Governatori e dei Consigli Regionali il prossimo 16 dicembre, aperte a tutti, quale eccellente esempio di democrazia diretta dal basso; mentre nel fine settimana del 16-18 novembre hanno avuto luogo le “Città del Dibattito” che hanno visto l’intervento di migliaia di cittadini e soprattutto di giovani, coinvolti in prima persona come attori della democrazia partecipativa e protagonistica garantita dal governo bolivariano. Per esempio, nello stato di Miranda sono state avanzate molte proposte da parte dei giovani sulla necessità di predisporre politiche sul primo impiego, creare un centro di studi della gioventù ed includere la materia educazione per il lavoro nel curriculum, che sono state consegnate al candidato a Governatore Elías Jaua del PSUV, affinché siano integrate sia nel suo programma di governo che nel Piano Socialista della Nazione.
E’ questo un ennesimo esempio di democrazia di attiva partecipazione dal basso che dovrebbe far ammutolire i grilli parlanti dell’informazione mainstream e far impallidire i politici occidentali, paladini della “democrazia”, entrambe le categorie sempre pronte a definire dispregiativamente Chavez come dittatore e a criticare con lui anche gli altri Presidenti latino americani che non sono disposti, a differenza dei loro predecessori espressione delle oligarchie borghesi, ad accettare le imposizioni e i diktat degli organismi finanziari internazionali come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.
Ricordiamo che FMI e BM nell’ultimo ventennio del XX secolo, per concedere la rinegoziazione del debito estero, hanno preteso in cambio dai governi locali la privatizzazione dei servizi pubblici, delle aziende strategiche e le riforme del lavoro, tramite i PAS Piani di Aggiustamento Strutturale che hanno affossato le economie nazionali del continente sud americano e trascinato nella miseria e nell’esclusione sociale milioni di persone, esattamente come sta accadendo nei confronti dei paesi dell’Europa Mediterranea con l’ imposizione delle medesime “riforme strutturali”.
In Venezuela, dove da tredici anni, invece, si è iniziato il processo di transizione al socialismo, milioni di cittadini godono dei benefici degli utili petroliferi che, grazie alla nazionalizzazione della PDVSA Petróleos de Venezuela S.A., sono oggi investiti nel sociale per rafforzare l’evoluzione verso l’uguaglianza, l’indipendenza piena e lo sviluppo.
A oggi, secondo indicatori confermati dalla FAO, Unicef e Unesco, i quasi 500 miliardi di dollari investiti nelle politiche sociali si traducono in 2.000.000 di studenti che si laureeranno grazie alla Misión Sucre; 1.400.000 persone che hanno imparato a leggere e scrivere grazie alla Misión Robinson; 633.000 diplomati con la Misión Ribas; 1.700.000 vite salvate nel quadro della Misión Barrio Adentro; 11.000.000 di persone che beneficiano di una migliore alimentazione e qualità della vita grazie alla Misión Mercal; 2.200.000 anziani che oggi possono contare su una pensione di vecchiaia e 150.000 abitazioni che si sono costruite grazie alla Gran Misión Vivienda.
Nonostante tutte queste realizzazioni, il Presidente Hugo Chavez Frias è perfettamente consapevole della necessità di dovere continuare a progredire nella costruzione di un modello economico produttivo, orientato a smontare il modello depredatore e insostenibile del capitalismo, e definito il Socialismo Bolivariano del XXI secolo che cerca di “conquistare la maggiore somma di felicità possibile della nostra società, servendo la gente, secondo le sue capacità e necessità”.
Per la prima volta un governo chiede ai suoi cittadini, senza discriminazione di credo politico o di genere, di pianificare e di eseguire insieme le politiche di approfondimento e consolidamento del socialismo.
Nello scorso mese di giugno il Presidente Hugo Chavez Frias, subito dopo la sua candidatura alle elezioni presidenziali, aveva presentato il Secondo Piano Socialista come programma di governo per il periodo 2013-2019; subito dopo la sua clamorosa affermazione, aveva informato che il 10 gennaio 2013, giorno del suo giuramento come Presidente, lo avrebbe presentato all’Assemblea Nazionale per la sua discussione e approvazione o respingimento, secondo quanto stabilito dalla Costituzione.
Il Secondo Piano Socialista prevede cinque obiettivi storici che sono quelli di difendere e consolidare l’indipendenza nazionale; continuare nella costruzione di una patria socialista come alternativa al sistema distruttivo e selvaggio del capitalismo; convertire il Venezuela in una potenza sociale, economica e politica in America Latina e nel Caribe; contribuire allo sviluppo di una nuova Geopolitica Internazionale che permetta di raggiungere l’equilibrio dell’Universo e garantire così la pace; preservare la vita del pianeta e salvare la specie umana.
Per ognuno di questi punti vengono esplicitate decine e decine di proposte che sono il fondamento stesso del programma di governo per il periodo 2013-2019 che, prima del passaggio parlamentare, sarà oggetto di dibattito, valutazione, proposte e modifiche da parte non solo delle organizzazioni politiche e dei movimenti sociali, ma anche di tutta la popolazione venezuelana, senza distinzioni politiche o discriminazioni di sorta, chiamata dal Presidente Chavez a partecipare al processo di approfondimento e consolidamento del socialismo bolivariano del XXI secolo e di crescita della nazione.
Per facilitare e garantire la massima partecipazione, i cittadini possono avvalersi di diverse modalità di intervento; si prevede infatti lo svolgimento di assemblee di dibattito all’interno delle comunità o nei consigli comunali; la disposizione di 13.600 punti rossi del PSUV-Partito Socialista Unito del Venezuela adibiti alla diffusione del programma e alla raccolta di proposte; la collocazione di 94 buche delle lettere “Pensa per la Patria” negli uffici postali dei 23 stati venezuelani, sempre per raccogliere suggerimenti; la costituzione di “Città del Dibattito” spazi aperti per la discussione; ed infine l’utilizzo di spazi digitali “La mia Patria nel WEB” per lo scambio, diffusione e raccolta di proposte.
Nel fine settimana del 9-11 novembre si sono svolte affollate e partecipate assemblee di dibattito in tutti gli stati sede di elezioni dei Governatori e dei Consigli Regionali il prossimo 16 dicembre, aperte a tutti, quale eccellente esempio di democrazia diretta dal basso; mentre nel fine settimana del 16-18 novembre hanno avuto luogo le “Città del Dibattito” che hanno visto l’intervento di migliaia di cittadini e soprattutto di giovani, coinvolti in prima persona come attori della democrazia partecipativa e protagonistica garantita dal governo bolivariano. Per esempio, nello stato di Miranda sono state avanzate molte proposte da parte dei giovani sulla necessità di predisporre politiche sul primo impiego, creare un centro di studi della gioventù ed includere la materia educazione per il lavoro nel curriculum, che sono state consegnate al candidato a Governatore Elías Jaua del PSUV, affinché siano integrate sia nel suo programma di governo che nel Piano Socialista della Nazione.
E’ questo un ennesimo esempio di democrazia di attiva partecipazione dal basso che dovrebbe far ammutolire i grilli parlanti dell’informazione mainstream e far impallidire i politici occidentali, paladini della “democrazia”, entrambe le categorie sempre pronte a definire dispregiativamente Chavez come dittatore e a criticare con lui anche gli altri Presidenti latino americani che non sono disposti, a differenza dei loro predecessori espressione delle oligarchie borghesi, ad accettare le imposizioni e i diktat degli organismi finanziari internazionali come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.
Ricordiamo che FMI e BM nell’ultimo ventennio del XX secolo, per concedere la rinegoziazione del debito estero, hanno preteso in cambio dai governi locali la privatizzazione dei servizi pubblici, delle aziende strategiche e le riforme del lavoro, tramite i PAS Piani di Aggiustamento Strutturale che hanno affossato le economie nazionali del continente sud americano e trascinato nella miseria e nell’esclusione sociale milioni di persone, esattamente come sta accadendo nei confronti dei paesi dell’Europa Mediterranea con l’ imposizione delle medesime “riforme strutturali”.
In Venezuela, dove da tredici anni, invece, si è iniziato il processo di transizione al socialismo, milioni di cittadini godono dei benefici degli utili petroliferi che, grazie alla nazionalizzazione della PDVSA Petróleos de Venezuela S.A., sono oggi investiti nel sociale per rafforzare l’evoluzione verso l’uguaglianza, l’indipendenza piena e lo sviluppo.
A oggi, secondo indicatori confermati dalla FAO, Unicef e Unesco, i quasi 500 miliardi di dollari investiti nelle politiche sociali si traducono in 2.000.000 di studenti che si laureeranno grazie alla Misión Sucre; 1.400.000 persone che hanno imparato a leggere e scrivere grazie alla Misión Robinson; 633.000 diplomati con la Misión Ribas; 1.700.000 vite salvate nel quadro della Misión Barrio Adentro; 11.000.000 di persone che beneficiano di una migliore alimentazione e qualità della vita grazie alla Misión Mercal; 2.200.000 anziani che oggi possono contare su una pensione di vecchiaia e 150.000 abitazioni che si sono costruite grazie alla Gran Misión Vivienda.
Nonostante tutte queste realizzazioni, il Presidente Hugo Chavez Frias è perfettamente consapevole della necessità di dovere continuare a progredire nella costruzione di un modello economico produttivo, orientato a smontare il modello depredatore e insostenibile del capitalismo, e definito il Socialismo Bolivariano del XXI secolo che cerca di “conquistare la maggiore somma di felicità possibile della nostra società, servendo la gente, secondo le sue capacità e necessità”.
Alternativa a fianco del popolo palestinese
Alternativa dà la sua piena solidarietà al popolo palestinese di Gaza,
vittima dell’ennesima aggressione israeliana. Intento a promuovere
primavere in giro per il mondo, a ingerirsi nelle rivolte siriane, ad
accerchiare l’Iran, l’Occidente assiste colpevolmente passivo quando non
partecipe a questo genocidio dilatato vissuto ormai come costante dei
nostri tempi.
Spicca in particolare il silenzio del premio Nobel per la Pace 2012, quella Unione Europea davanti alle cui coste si compie l’ennesima sovradimensionata aggressione dell’esercito israeliano (71morti e 400 feriti civili secondo fonti israeliane ad oggi). Anche il nostro governo unisce il suo silenzio “tecnico” a quello del continente.
Invitiamo tutti i democratici invece a far sentire le loro voci perché l’ennesimo massacro non si compia nella totale assenza di indignata protesta.
fonte:
Spicca in particolare il silenzio del premio Nobel per la Pace 2012, quella Unione Europea davanti alle cui coste si compie l’ennesima sovradimensionata aggressione dell’esercito israeliano (71morti e 400 feriti civili secondo fonti israeliane ad oggi). Anche il nostro governo unisce il suo silenzio “tecnico” a quello del continente.
Invitiamo tutti i democratici invece a far sentire le loro voci perché l’ennesimo massacro non si compia nella totale assenza di indignata protesta.
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lunedì 19 novembre 2012
RBS: soluzione Grecia? Semplice, "cancellare tutto il debito"
Una svalutazione completa del debito e' l'unica
soluzione per poter consentire ad Atene di rimanere nell'area euro (VIDEO intervento di Moorad Choudhry). "Atene ha bisogno di un terzo pacchetto di aiuti", per Asmussen (consiglio Bce).
New York - Il discorso e' molto semplice: "se le autorita' politiche europee facessero veramente sul serio e volessero fare tornare a crescere l'economia del paese e permettere ad Atene di restare nell'area euro, allora dovrebbero cancellare tutto il debito sovrano".
La "dichiarazione del giorno" e' di Moorad Choudhry, numero uno della divisione 'business treasury, global banking & markets' dell'istituto britannico Royal Bank of Scotland. "Non riesco a immaginare un accordo sulla riduzione del debito greco questa settimana", ha detto ai microfoni dell'emittente CNBC.
Se cosi' non sara' fatto, "l'economia continuera' a contrarsi, sempre piu' persone verranno licenziate e non saranno in grado di aumentare le entrate fiscali". Il problema allora qual e'? Che "se sei il cancelliere tedesco con le elezioni alle porte ovviamente non ti augureresti uno scenario del genere".
Grazie a Mario Draghi e alle misure intraprese dalla Bce, "siamo usciti dal momento peggiore della crisi e la banca centrale ha in teoria gia' svalutato il debito della periferia dell'Eurozona. Pertanto non credo che arriveremo a una soluzione definitiva in autunno".
Restando in tema Banca Centrale Europea, il membro del consiglio direttivo Jorg Asmussen ha previsato che Atene ha assoluto bisogno di un terzo pacchetto di aiuti esterni".
"Probabilmente - ha detto a Reuters - la Grecia dopo il 2014 avrà bisogno di un altro piano di aiuti".
fonte:
New York - Il discorso e' molto semplice: "se le autorita' politiche europee facessero veramente sul serio e volessero fare tornare a crescere l'economia del paese e permettere ad Atene di restare nell'area euro, allora dovrebbero cancellare tutto il debito sovrano".
La "dichiarazione del giorno" e' di Moorad Choudhry, numero uno della divisione 'business treasury, global banking & markets' dell'istituto britannico Royal Bank of Scotland. "Non riesco a immaginare un accordo sulla riduzione del debito greco questa settimana", ha detto ai microfoni dell'emittente CNBC.
Se cosi' non sara' fatto, "l'economia continuera' a contrarsi, sempre piu' persone verranno licenziate e non saranno in grado di aumentare le entrate fiscali". Il problema allora qual e'? Che "se sei il cancelliere tedesco con le elezioni alle porte ovviamente non ti augureresti uno scenario del genere".
Grazie a Mario Draghi e alle misure intraprese dalla Bce, "siamo usciti dal momento peggiore della crisi e la banca centrale ha in teoria gia' svalutato il debito della periferia dell'Eurozona. Pertanto non credo che arriveremo a una soluzione definitiva in autunno".
Restando in tema Banca Centrale Europea, il membro del consiglio direttivo Jorg Asmussen ha previsato che Atene ha assoluto bisogno di un terzo pacchetto di aiuti esterni".
"Probabilmente - ha detto a Reuters - la Grecia dopo il 2014 avrà bisogno di un altro piano di aiuti".
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lunedì 12 novembre 2012
Trani, la procura chiede 7 rinvii a giudizio per S&P e Fitch
Chiusa dopo due anni l'inchiesta per la presunta manipolazione del mercato da parte delle agenzie di rating. I pm chiedono il rinvio a giudizio per sette persone. Richiesta di archiviazione per altre due
di Redazione Il Fatto Quotidiano | 12 novembre 2012L’inchiesta della Guardia di Finanza, coordinata dal sostituto procuratore Michele Ruggiero, riguardava il cosiddetto “market abuse”. Le agenzie di Rating, che esprimono valutazioni sul “rischio di credito” di un soggetto (privato/pubblico) che emette obbligazioni, devono rispettare rigorose normative europee emanate a livello di regolamenti e sono sottoposte alla vigilanza dell’Autorità indipendente ESMA, che può unicamente sindacare la corretta osservanza della normativa di settore, senza entrare nel merito delle libere “opinioni-valutazioni” delle Agenzie.
L’inchiesta della Procura di Trani era stata avviata dopo gli esposti dei legali rappresentanti delle associazioni dei consumatori Adusbef e Federconsumatori nei confronti di analisti finanziari della Standard & Poor’s in relazione agli attacchi speculativi al mercato finanziario italiano conseguenti alla diffusione, a mercati aperti, di una “nota”, da parte della citata agenzia di rating, con la quale si criticava la manovra finanziaria del governo italiano, prima della sua pubblicazione ufficiale.
Le richieste di rinvio a giudizio riguardano Deven Sharma, presidente della Standard & Poor’s Financial Service dal 2007 al 23 agosto 2011, Yann Le Pallec, Managing Director Head of Insurance Rating della Standard & Poor’s sede di Londra, Eileen Zhang, Associate Director, Sovereign Rating della Standard & Poor’s sede di Londra, Franklin Crawford Gill, Senior Director of European Sovereign Ratings, della Standard & Poor’s sede di Londra, Moritz Kraemer, Managing Director European Sovereign Ratings, della Standard & Poor’s sede di Francoforte, ritenuti tutti responsabili di manipolazione del mercato continuata e pluriaggravata perché, dipendenti apicali dell’agenzia nelle loro rispettive qualità di presidente mondiale e responsabile per l’Europa dell’agenzia (Sharma e Le Pallec), nonché di analisti “senior” del debito sovrano (Zhang, Gill e Kraemer), in concorso fra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso e in tempi diversi “ponevano in essere una serie di artifici” tanto nell’elaborazione, quanto nella “diffusione” dei rating sul debito sovrano italiano “concretamente idonei a provocare una destabilizzazione dell’immagine, prestigio e affidamento creditizi dell’Italia sui mercati finanziari, una sensibile alterazione del valore dei titoli di Stato italiani, segnatamente un loro deprezzamento, un indebolimento dell’Euro”.
Le altre due richieste di rinvio a giudizio, invece, riguardano David Michael Willmoth Riley, capo Rating Sovrano dell’Agenzia di Rating Fitch, sede di Londra ed Alessandro Settepani, Senior Director della Fitch Italia con sede a Milano per l’ipotesi di reato di manipolazione del mercato pluriaggravata “perché nelle qualità di analisti economico-finanziari dei debiti sovrani e dipendenti con funzioni apicali dell’Agenzia Fitch rilasciavano indebiti annunci preventivi di imminente declassamento della Repubblica italiana (declassamento non ufficialmente decretato dall’Agenzia Fitch fino al 27/1/2012), così divulgando a mercati aperti informazioni che dovevano restare riservate, concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari”.
fonte:
lunedì 5 novembre 2012
Crisi e politica, analisti finanziari in piazza con i 5 Stelle: “L’Esm? Una trappola”
A
Roma il Movimento chiama a raccolta gli attivisti per parlare di
economia con due esperti fuori dal coro per i quali il debito pubblico
non è Satana, lo spread un gigantesco equivoco, mentre il Fondo Salva
Stati di Draghi è pericolosissimo. Scarano: "Nessuno ha spiegato che
problemi potrebbe creare il Meccanismo europeo di stabilità"di Filippo Barone - Il Fatto Quotidiano.
Anche gli analisti finanziari nel loro piccolo si incazzano e scendono in piazza, caso più unico che raro, tra gli attivisti del Movimento cinque stelle. Formalmente per spiegare alla gente l’abc dell’economia – dallo spread al rating, come da locandina dell’appuntamento di oggi pomeriggio alle 16 a Roma, alla Sala Ouverture di via Tripoli, 22 – ma di fatto, la batteria di concetti che si portano dietro fa rumore.
Il debito pubblico? Non è da demonizzare. Il Fondo salva stati di Draghi? Pericolosissimo. Lo spread? Un gigantesco equivoco. E uscire dall’Euro? Una delle ipotesi da mettere sul tavolo.
Partiti dal comune di Galbiate in Lombardia, gli anomali analisti Alfonso Scarano e Paolo Sassetti, fanno tappa nella Capitale invitati da un uditorio altrettanto rumoroso, quello appunto del Movimento cinque stelle.
“Il nemico da abbattere – secondo Scarano, analista indipendente già vicepresidente dell’Aiaf, l’Associazione italiana analisti finanziari – è l’omologazione di pensiero, anche e soprattutto in economia”.
E qual è il pensiero omologato da abbattere?“Per esempio questa crisi: dire che il problema della nostra situazione sia solamente il debito e si risolva abbattendo solamente il debito. La crisi è nata dalle banche e poi trasmessa all’economia e non può essere risolta se non si affronta il problema delle banche, dei loro conflitti di interesse e della complessità degli strumenti finanziari che hanno inquinato l’economia”.
Già, le banche, sempre loro, sembra ormai un tiro al piccione.“Se uno generalizza si. Il sistema bancario è un istituto prezioso per lo sviluppo economico e sociale, tanto da meritare una speciale tutela pubblica. Raccoglie il risparmio e fornisce credito, tutela e dà fiducia ai risparmiatori, incentiva e finanzia lo sviluppo delle imprese. Ma il mondo delle banche è diventato bicefalo, vi è la testa della banca vera – quella detta commerciale – e quella della banca falsa, la banca d’affari. Abbiamo spazzato via le regole che separavano questi due diversi mestieri consentendo la creazione di conglomerati con un permanete conflitto di interesse”.
Quanti siete nella finanza a pensarla così?“Noi non parliamo a nome della categoria degli analisti. Siamo solo un gruppo di amici, ma parliamo anche a nome di tanti che non possono uscire allo scoperto. Alcuni hanno lo stipendio bancario e quindi hanno il problema di non potersi esprimere liberamente. In comune molti di noi hanno la fiducia in Keynes, all’economista Federico Caffè, e una sostanziale perplessità sulla veridicità delle informazioni economiche diffuse, spesso troppo timide e soprattutto comode per chi questa crisi l’ha provocata e per chi non la sta risolvendo”.
Per esempio?“Il Meccanismo europeo di stabilità, nessuno ha spiegato che trappola potrebbe diventare. Vedo che Napolitano auspica una generica cessione di sovranità ma non racconta quanta cessione di sovranità sia stata già effettuata ratificando il meccanismo. Parliamo del fondo di stabilità, noto come ‘salva stati’ ,quello che dovrebbe diventare operativo da gennaio e che prevede una contribuzione da parte dell’Italia di 125 miliardi di euro per poi intervenire in caso di esplosione dello spread”.
Cos’è che non va?“Da gennaio, quando diventerà operativo il fondo, le scelte della politica economica italiana saranno dettate da un soggetto di diritto privato per di più lussemburghese che potrà operare senza controlli e senza responsabilità”.
Messa così fa impressione.“Non altro rispetto a quanto previsto dagli articoli 32 e 35 dello statuto del Fondo che prevedono l’immunità per gli amministratori e la segretezza degli atti. E tutto ciò senza che nessuno ne sappia nulla e tanto meno se ne discuta”.
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/04/crisi-e-politica-analisti-finanziari-in-piazza-con-lm5s/402929/.
Anche gli analisti finanziari nel loro piccolo si incazzano e scendono in piazza, caso più unico che raro, tra gli attivisti del Movimento cinque stelle. Formalmente per spiegare alla gente l’abc dell’economia – dallo spread al rating, come da locandina dell’appuntamento di oggi pomeriggio alle 16 a Roma, alla Sala Ouverture di via Tripoli, 22 – ma di fatto, la batteria di concetti che si portano dietro fa rumore.
Il debito pubblico? Non è da demonizzare. Il Fondo salva stati di Draghi? Pericolosissimo. Lo spread? Un gigantesco equivoco. E uscire dall’Euro? Una delle ipotesi da mettere sul tavolo.
“Il nemico da abbattere – secondo Scarano, analista indipendente già vicepresidente dell’Aiaf, l’Associazione italiana analisti finanziari – è l’omologazione di pensiero, anche e soprattutto in economia”.
E qual è il pensiero omologato da abbattere?“Per esempio questa crisi: dire che il problema della nostra situazione sia solamente il debito e si risolva abbattendo solamente il debito. La crisi è nata dalle banche e poi trasmessa all’economia e non può essere risolta se non si affronta il problema delle banche, dei loro conflitti di interesse e della complessità degli strumenti finanziari che hanno inquinato l’economia”.
Già, le banche, sempre loro, sembra ormai un tiro al piccione.“Se uno generalizza si. Il sistema bancario è un istituto prezioso per lo sviluppo economico e sociale, tanto da meritare una speciale tutela pubblica. Raccoglie il risparmio e fornisce credito, tutela e dà fiducia ai risparmiatori, incentiva e finanzia lo sviluppo delle imprese. Ma il mondo delle banche è diventato bicefalo, vi è la testa della banca vera – quella detta commerciale – e quella della banca falsa, la banca d’affari. Abbiamo spazzato via le regole che separavano questi due diversi mestieri consentendo la creazione di conglomerati con un permanete conflitto di interesse”.
Quanti siete nella finanza a pensarla così?“Noi non parliamo a nome della categoria degli analisti. Siamo solo un gruppo di amici, ma parliamo anche a nome di tanti che non possono uscire allo scoperto. Alcuni hanno lo stipendio bancario e quindi hanno il problema di non potersi esprimere liberamente. In comune molti di noi hanno la fiducia in Keynes, all’economista Federico Caffè, e una sostanziale perplessità sulla veridicità delle informazioni economiche diffuse, spesso troppo timide e soprattutto comode per chi questa crisi l’ha provocata e per chi non la sta risolvendo”.
Per esempio?“Il Meccanismo europeo di stabilità, nessuno ha spiegato che trappola potrebbe diventare. Vedo che Napolitano auspica una generica cessione di sovranità ma non racconta quanta cessione di sovranità sia stata già effettuata ratificando il meccanismo. Parliamo del fondo di stabilità, noto come ‘salva stati’ ,quello che dovrebbe diventare operativo da gennaio e che prevede una contribuzione da parte dell’Italia di 125 miliardi di euro per poi intervenire in caso di esplosione dello spread”.
Cos’è che non va?“Da gennaio, quando diventerà operativo il fondo, le scelte della politica economica italiana saranno dettate da un soggetto di diritto privato per di più lussemburghese che potrà operare senza controlli e senza responsabilità”.
Messa così fa impressione.“Non altro rispetto a quanto previsto dagli articoli 32 e 35 dello statuto del Fondo che prevedono l’immunità per gli amministratori e la segretezza degli atti. E tutto ciò senza che nessuno ne sappia nulla e tanto meno se ne discuta”.
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/04/crisi-e-politica-analisti-finanziari-in-piazza-con-lm5s/402929/.
venerdì 2 novembre 2012
In che epoca siamo capitati?
di Pier Luigi Fagan
In questo piccolo saggio, riprendiamo la domanda che ci facevamo otto mesi fa [1]. Questo articolo riprende i temi oggetto della Relazione introduttiva dei lavori di analisi ed approfondimento del Consiglio Nazionale del Laboratorio politico-culturale Alternativa, tenutisi a Firenze il 27-28 Ottobre 2012. La domanda è: in quale contesto storico ci è dato di vivere ?
Ci
sono generazioni che capitano in stabili pianure storiche in cui non
succede nulla di significativo, in cui i sistemi umani riproducono senza
perturbazioni significative le forme di cui sono composti. Ci sono
generazioni come quella di mio padre (1901) che trascorrono
l’adolescenza nella campagna veneta a ridosso del fronte di una Guerra
mondiale per poi giungere nella maturità a vivere una Seconda guerra
mondiale. Ad altri è toccato il Rinascimento, il Risorgimento o la Peste
del ‘300.
Di
solito, a meno di non nascere nel pieno dei fenomeni transitivi o dei
picchi di frizione che le transizioni producono, si entra in queste fasi
trasformative senza alcuna consapevolezza di ciò che sta per succedere.
Si è avviluppati a gli avvenimenti e ci si trasforma sotto la dinamica
di questi, con in genere scarsa consapevolezza o con la falsa
consapevolezza data dall’uso di strumenti di pensiero maturati in
contesti precedenti che riapplichiamo di default nell’illusione che le
verità che contenevano siano prive di condizionamento spazio-temporale.
Può allora valere la pena di prendere un paio d’ali e farsi un giretto in alto,
dove la vista spazia su superfici più ampie e dove ciò che accade oggi
si mette al centro di ciò che è successo giusto ieri e ciò che sembra
potrebbe succedere, forse, domani. In una epoca in cui impazzano i GPS,
vale la pena di tracciare il nostro punto-posizione in maniera meno
semplificata, cioè più “complessa”.
MUTAZIONE DEMOGRAFICA
Le
considerazioni demografiche sono quasi sempre avversate da una critica
anti-malthusiana. Ma forse dovremmo imparare a dividere dati ed
interpretazioni perché queste ultime non sono possibili solo in ottica
malthusiana. Tra le tante cose che dobbiamo consegnare al ricordo
storico c'è anche questo monismo tanto dell’interpretazione, quanto
della sua critica. Leggiamo dunque i dati della demografia mondiale [2]
senza per questo affrettare considerazioni sulla sovrappopolazione che
non abbiamo in animo di fare, non è con questa intenzione che li citiamo
.
Dal 1900 ad oggi la popolazione del mondo è cresciuta del 333%, è cresciuta cioè di tre volte in un secolo. Ma gran parte di questo incremento si è verificato nei ultimi, soli, 60 anni: quasi +180%, quasi un raddoppio in poche decine di anni. La “nazionalizzazione delle masse” [3] ha formattato i popoli poiché la forma stato-nazionale che al 1950 contava circa 50 entità, oggi ne conta più di 200.
Non
vi è dubbio alcuno sul fatto che, quando un insieme biologico cresce il
suo volume di così tanto in così poco tempo, è la struttura stessa di
questo insieme, più tutti i sottosistemi che lo compongono, a doversi
riaccordare in una nuova forma generale.
Se
poi questo volume sistemico, non è solo biologico, ma
bio-politico-economico-culturale, l’indice di complessità dei fenomeni
cresce esponenzialmente.
Più ancora delle cifre assolute sono interessanti quindi le cifre relative,
cioè le cifre di cosa è successo ai diversi sistemi
cultural-continentali, rispetto alla loro storia precedente e
soprattutto rispetto ai loro reciproci precedenti rapporti. I
sudamericani si sono sestuplicati, gli africani quasi quintuplicati,
nord americani ed asiatici triplicati, gli europei (includendo l’Europa
occidentale, quella orientale ed addirittura i russi) sono cresciuti,
sì, ma solo a due cifre, del 78%. La Grande Europa che ad inizio secolo
pesava per un quarto del mondo, oggi si è ridotta di meno della metà,
dal 25% del totale mondo, al 12%.
Se
scorporiamo le nazioni occidentali (EU occidentale, Nord America,
Oceania anglosassone ed anche se è improprio il Giappone) che allora
dominavano il mondo, scopriamo che anche qua il peso si è drasticamente
dimezzato, l’Occidente o l’insieme delle nazioni a capitalismo avanzato
da un quarto del mondo sono oggi poco più di un decimo. Le previsioni
per gli immediati prossimi decenni accentuano i trend: asiatici ed
africani saranno l’80% del mondo, 90% con i sudamericani. Un secolo fa
erano il 70%. Gli europei sono i più anziani per età media, i più
longevi per aspettativa di vita, sono in generale contrazione
demografica, Russia, Germania, Spagna, Grecia ed Italia, sono i paesi
dove questi indici sono più estremi. L’Italia è seconda solo al Giappone
come aspettativa di vita (cioè come paese dei più anziani) e penultima
prima del Giappone per indice di natalità. Ci stiamo semplicemente
contraendo ed invecchiando sempre di più in un mondo giovane ed in
espansione.
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