venerdì 14 marzo 2014
mercoledì 12 marzo 2014
Appello alla mobilitazione di tutte le forze democratiche e di pace.
GIULIETTO CHIESA
Appello alla mobilitazione di tutte le forze democratiche e di pace
La situazione in Ucraina e attorno ad essa si sta facendo sempre più drammatica e pericolosa, di giorno in giorno. L’Occidente ha lanciato il sasso e cerca di nascondere la mano. L’eversione violenta di un paese è stata incoraggiata. Nazisti dichiarati hanno preso il mano il governo di Kiev.
Il pericolo non concerne soltanto il destino dei popoli dell’Ucraina, ma le sorti stesse della pace in Europa e nel mondo.
La coltre di disinformazione che ha coperto l’intero svolgersi della crisi a Kiev impedisce all’opinione pubblica italiana, europea e occidentale di comprendere la gravità del pericolo che tutti noi corriamo. Pochi comprendono che sta per essere mutato, con la violenza, l’insieme degli equilibri europei e della sicurezza del nostro continente.
Lo prova il fatto che l’opinione pubblica non sta reagendo in alcun modo a eventi la cui eccezionalità dovrebbe essere evidente a ogni persona informata.
Il mortale silenzio del Parlamento italiano è la conferma di una inconcepibile sottovalutazione della portata degli eventi ucraini. Le opposizioni tacciono anch’esse mentre il governo italiano, in sede internazionale, si limita a balbettare parole di convenienza immediata. Nessuna iniziativa in senso positivo, di pace, di invito alla riflessione, è stata intrapresa.
Noi chiediamo di aprire gli occhi e di guardare con animo vigile, senza pregiudizio, a ciò che accade. Ne va del nostro destino. La guerra va fermata ora, domani potrebbe essere tardi. L’Italia non ne sarà immune.
Giulietto Chiesa Presidente di Alternativa-laboratorio politico
La situazione in Ucraina e attorno ad essa si sta facendo sempre più drammatica e pericolosa, di giorno in giorno. L’Occidente ha lanciato il sasso e cerca di nascondere la mano. L’eversione violenta di un paese è stata incoraggiata. Nazisti dichiarati hanno preso il mano il governo di Kiev.
Il pericolo non concerne soltanto il destino dei popoli dell’Ucraina, ma le sorti stesse della pace in Europa e nel mondo.
La coltre di disinformazione che ha coperto l’intero svolgersi della crisi a Kiev impedisce all’opinione pubblica italiana, europea e occidentale di comprendere la gravità del pericolo che tutti noi corriamo. Pochi comprendono che sta per essere mutato, con la violenza, l’insieme degli equilibri europei e della sicurezza del nostro continente.
Lo prova il fatto che l’opinione pubblica non sta reagendo in alcun modo a eventi la cui eccezionalità dovrebbe essere evidente a ogni persona informata.
Il mortale silenzio del Parlamento italiano è la conferma di una inconcepibile sottovalutazione della portata degli eventi ucraini. Le opposizioni tacciono anch’esse mentre il governo italiano, in sede internazionale, si limita a balbettare parole di convenienza immediata. Nessuna iniziativa in senso positivo, di pace, di invito alla riflessione, è stata intrapresa.
Noi chiediamo di aprire gli occhi e di guardare con animo vigile, senza pregiudizio, a ciò che accade. Ne va del nostro destino. La guerra va fermata ora, domani potrebbe essere tardi. L’Italia non ne sarà immune.
Giulietto Chiesa Presidente di Alternativa-laboratorio politico
martedì 11 marzo 2014
Giulietto Chiesa nel 2005:Stati Uniti,Russia,Europa
Giulietto Chiesa nove anni fà aveva già chiara la situazione attuale,USA, Russia,Ucraina,Europa.
lunedì 10 marzo 2014
Ucraina: come si fa un golpe "moderno"
di Giulietto Chiesa - 10 marzo 2014
«Questi metodi funzionano perché il grande pubblico non può neppure immaginare tanta astuzia e crudeltà.»
Nel mare magnum delle menzogne, delle imbecillità e, soprattutto, delle omissioni, viste e non viste (per la contraddition che nol consente) lette e non lette (idem come sopra), spiccano alcuni silenzi del mainstream occidentale
. La signora Victoria Nuland, assistente del Segretario di Stato Usa, per esempio, ne ha fatte e dette di cotte e di crude in questi mesi. Parlando con il suo ambasciatore a Kiev, ben prima del rovesciamento del legittimo (quanto inviso) presidente Yanukovic, la signora Nuland decideva già la composizione del nuovo governo rivoluzionario che si sarebbe insediato a Kiev, dando indicazioni su chi si sarebbe dovuto includere o escludere.
Tutti i media europei s’indignarono molto per il finale di quella conversazione, elegantemente chiusa con un “fuck EU”, all’indirizzo degli alleati europei, a giudizio della Nuland non sempre completamente sdraiati a leccare i piedi di Washington. Nel grande scandalo, tuttavia, tutti dimenticarono di riferire, appunto, il resto di quella conversazione, che mostrava tutta intera la tracotanza dell’Amministrazione americana contro un paese sovrano. La Nuland già aveva venduto la pelle dell’orso: sapeva in anticipo come sarebbe finita
continua
fonte: antimafiaduemila.
«Questi metodi funzionano perché il grande pubblico non può neppure immaginare tanta astuzia e crudeltà.»
Nel mare magnum delle menzogne, delle imbecillità e, soprattutto, delle omissioni, viste e non viste (per la contraddition che nol consente) lette e non lette (idem come sopra), spiccano alcuni silenzi del mainstream occidentale
. La signora Victoria Nuland, assistente del Segretario di Stato Usa, per esempio, ne ha fatte e dette di cotte e di crude in questi mesi. Parlando con il suo ambasciatore a Kiev, ben prima del rovesciamento del legittimo (quanto inviso) presidente Yanukovic, la signora Nuland decideva già la composizione del nuovo governo rivoluzionario che si sarebbe insediato a Kiev, dando indicazioni su chi si sarebbe dovuto includere o escludere.
Tutti i media europei s’indignarono molto per il finale di quella conversazione, elegantemente chiusa con un “fuck EU”, all’indirizzo degli alleati europei, a giudizio della Nuland non sempre completamente sdraiati a leccare i piedi di Washington. Nel grande scandalo, tuttavia, tutti dimenticarono di riferire, appunto, il resto di quella conversazione, che mostrava tutta intera la tracotanza dell’Amministrazione americana contro un paese sovrano. La Nuland già aveva venduto la pelle dell’orso: sapeva in anticipo come sarebbe finita
continua
fonte: antimafiaduemila.
mercoledì 5 marzo 2014
La vera storia del giudice Di Matteo
Già condannato a morte dalla mafia. (E dallo Stato?)
di Giorgio Bongiovanni e Anna Petrozzi - 5 marzo 2014
Minacciato, condannato, calunniato, sotto procedimento disciplinare, attaccato da ogni lato e accusato persino di essersi orchestrato da solo l’ordine di morte. Nino di Matteo come Giovanni Falcone nel tritacarne del gioco grande che ha mosso le sue pedine secondo la classica procedura della delegittimazione.
Ma perché questo magistrato è finito nel mirino? Chi è?
Ha indossato la toga per la prima volta quando ha chiesto di essere tra i volontari che hanno vegliato la bara semi-vuota del giudice Paolo Borsellino adagiata nel corridoio del tribunale di Palermo. Il destino ha fatto sì che il suo primo incarico si svolgesse a Caltanissetta dove si è occupato dell’omicidio del giudice Saetta e di suo figlio, ottenendo il primo ergastolo di una lunga serie per Totò Riina. Poi gli è stato affidato il processo ai danni del giudice Giuseppe Prinzivalli, condannato a 10 anni di reclusione per aver agevolato la mafia e deceduto prima che terminasse il secondo processo d’appello rinviato dalla Cassazione dopo l’assoluzione di secondo grado. Sulla base di nuovi indizi Di Matteo fa riaprire le indagini sull’efferata strage che aveva ucciso, nell’estate del 1983, il giudice istruttore Rocco Chinnici, padre dello storico pool antimafia di Palermo. La condanna ottenuta in questo caso non è solo per gli esecutori ma anche per i mandanti esterni: i cugini Nino e Ignazio Salvo potentissimi non solo perché esponenti politici della DC legati ad Andreotti, ma anche perché essi stessi uomini d’onore.
Successivamente, siamo alla fine del 1995, viene incaricato di affiancare i colleghi Anna Maria Palma e Carmelo Petralia nella conduzione delle indagini sulla strage di via d’Amelio. Sono anni di grande concitazione per gli esiti di questo processo. Nel gennaio del 1996 ci sarà la sentenza di primo grado con durissime condanne basate in buona parte sulle dichiarazioni di Vincenzo Scarantino. Catturato il 29 settembre 1992 ha cominciato a raccontare la sua falsa verità verso la fine del mese di giugno 1994.
E’ stato a lungo interrogato da diversi magistrati e per circa 17 volte dal pm Ilda Boccassini la quale, prima di lasciare Caltanissetta, aveva messo per iscritto le sue perplessità all’allora capo della Procura Giovanni Tinebra, senza mai dubitare della polizia giudiziaria che si è occupata del caso. continua:
fonte:antimafiaduemila.
di Giorgio Bongiovanni e Anna Petrozzi - 5 marzo 2014
Minacciato, condannato, calunniato, sotto procedimento disciplinare, attaccato da ogni lato e accusato persino di essersi orchestrato da solo l’ordine di morte. Nino di Matteo come Giovanni Falcone nel tritacarne del gioco grande che ha mosso le sue pedine secondo la classica procedura della delegittimazione.
Ma perché questo magistrato è finito nel mirino? Chi è?
Ha indossato la toga per la prima volta quando ha chiesto di essere tra i volontari che hanno vegliato la bara semi-vuota del giudice Paolo Borsellino adagiata nel corridoio del tribunale di Palermo. Il destino ha fatto sì che il suo primo incarico si svolgesse a Caltanissetta dove si è occupato dell’omicidio del giudice Saetta e di suo figlio, ottenendo il primo ergastolo di una lunga serie per Totò Riina. Poi gli è stato affidato il processo ai danni del giudice Giuseppe Prinzivalli, condannato a 10 anni di reclusione per aver agevolato la mafia e deceduto prima che terminasse il secondo processo d’appello rinviato dalla Cassazione dopo l’assoluzione di secondo grado. Sulla base di nuovi indizi Di Matteo fa riaprire le indagini sull’efferata strage che aveva ucciso, nell’estate del 1983, il giudice istruttore Rocco Chinnici, padre dello storico pool antimafia di Palermo. La condanna ottenuta in questo caso non è solo per gli esecutori ma anche per i mandanti esterni: i cugini Nino e Ignazio Salvo potentissimi non solo perché esponenti politici della DC legati ad Andreotti, ma anche perché essi stessi uomini d’onore.
Successivamente, siamo alla fine del 1995, viene incaricato di affiancare i colleghi Anna Maria Palma e Carmelo Petralia nella conduzione delle indagini sulla strage di via d’Amelio. Sono anni di grande concitazione per gli esiti di questo processo. Nel gennaio del 1996 ci sarà la sentenza di primo grado con durissime condanne basate in buona parte sulle dichiarazioni di Vincenzo Scarantino. Catturato il 29 settembre 1992 ha cominciato a raccontare la sua falsa verità verso la fine del mese di giugno 1994.
E’ stato a lungo interrogato da diversi magistrati e per circa 17 volte dal pm Ilda Boccassini la quale, prima di lasciare Caltanissetta, aveva messo per iscritto le sue perplessità all’allora capo della Procura Giovanni Tinebra, senza mai dubitare della polizia giudiziaria che si è occupata del caso. continua:
fonte:antimafiaduemila.
sabato 1 marzo 2014
Bankitalia, l'Ue sospetta aiuti di stato e scrive al Tesoro
La Commissione Ue ha inviato una lettera al ministero dell'economia
perché vuole capire se, dietro la rivalutazione delle quote di
Bankitalia, non ci siano aiuti di stato agli istituti. Se così fosse, il
decreto che rivaluta il capitale di palazzo Koch andrebbe riscritto. Lo
scrive La Repubblica, aggiungendo che per ora Bruxelles non salta alle
conclusioni, perché l'esame del caso Bankitalia è appena agli inizi.
Proprio in questi mesi le grandi banche italiane sono sottoposte
all'esame sulla qualità e la tenuta dei loro bilanci da parte della
Banca centrale europea e dell'Eba. In base all'esame di Bruxelles, i
profili di aiuto di stato potrebbero nascondersi a vari stadi
dell'operazione. L'esame della Commissione non sarà solo un atto dovuto,
ma una verifica approfondita. E potrebbe tener conto anche della forte
irritazione delle banche estere attive in Italia per il trattamento
fiscale che il decreto riserva agli azionisti italiani di Bankitalia.
Per Intesa Sanpaolo, primo azionista di Bankitalia con il 42,43% del
capitale, ci sono in ballo plusvalenze potenziali per oltre 2 mld,
mentre per Unicredit (azionista con il 22,11%) circa la metà; per
Generali Ass. (6,33%) 300 mln e per Banca Carige (4,03%) 200 mln.
FONTE:
FONTE:
Pandora TV : Questo è solo l’inizio…
Pandora TV : Questo è solo l’inizio…
Giulietto Chiesa presenta in video il nuovo progetto di televisione via
web PANDORA TV. Partiamo in emergenza, nel pieno di una crisi che i
media nascondono.
Partiamo in emergenza, nel pieno di una crisi che ha in grembo un
pericolo di guerra imminente, su cui i media occidentali non sanno o non
vogliono dire abbastanza, e ci fanno subire un'incredibile vastità di
deformazioni informative. Cominceremo nei prossimi giorni traducendo in
italiano diversi servizi di RT - Russia Today, la tv russa
in lingua inglese che già oggi ha superato la BBC presso gli utenti web
americani (come tanti in cerca di un punto di vista diverso sul mondo).
Perciò, sulle ali del vostro bisogno di pluralismo, costruiremo una tv
diversa da tutte le altre. Seguiteci, e unite a noi queste ali.
Diffondete il nostro link:
www.pandoratv.org fonte:MEGACHIPS
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