Qualcuno agisce, sopra le nostre teste. Noi vediamo cose che non
siamo in grado di spiegare del tutto (per il momento) ma che sono
visibili, sempre più visibili, incontestabilmente visibili. Quando in
molti hanno cominciato a chiedersi che cosa fossero quelle “cose” che si
vedono in cielo, e le hanno chiamate “scie chimiche” (in inglese
“chemtrails”) ecco scatenarsi lo stuolo dei cosiddetti debunkers, con il
loro codazzo di insulti. “Complottismo!”, “visionari!”, “esaltati!”
quando non “malati di mente”, e via elencando cose che non c’entrano
niente, come lo sbarco sulla Luna, gli UFO, i rettiliani, l’11
settembre, l’AIDS, il cancro, i chips nel cervello, il rasoio di Occam,
Piero Angela e il CICAP, la National Security Agency, Kafka, la zia
pazza del vicino di casa, il gatto della zia pazza del vicino di casa,
ecc.
Lasciamo da parte i motivi che spingono così tanta gente a
indignarsi, scatenarsi fino all’insulto, nei confronti di coloro che si
pongono, e pongono, domande di fronte a cose e fenomeni che non sono
facilmente spiegabili. Si va da questioni strettamente personali come la
tutela della propria tranquillità ed equilibrio mentale (per difendersi
da ogni notizia o fatto, veri o presunti, che possano turbarli), fino a
– attraverso tutte le sfumature intermedie – più o meno considerevoli
emolumenti erogati da coloro che quei fenomeni intendono nascondere con
la massima cura. Ma non è di questo che intendiamo parlare. Non senza
avere rilevato che la quantità di giornalisti che si mettono al servizio
dei debunkers è particolarmente elevata. Senza l’aiuto dei gatekeepers,
i debunkers sarebbero molto più deboli e l’impresa di nascondere i
fatti sarebbe molto più difficile. Ma questo preambolo serve solo per
dichiarare solennemente che non parleremo più di “scie chimiche”. VEDI TUTTO
fonte: alternativapolitica
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