lunedì 25 marzo 2013
lunedì 18 marzo 2013
Pordenone, referendum in stallo sul nuovo ospedale
Ora è ufficiale, impossibile votare prima dell’autunno per problemi
tecnici. Solo il consiglio potrebbe sbloccare l’iter. Martedì vertice di
maggioranza
PORDENONE. Non c’è altra possibilità: il referendum sul nuovo ospedale può essere fatto entro giugno solo se lo chiede il consiglio comunale. Ad attestarlo la relazione con la quale il segretario generale del Comune, Paolo Gini, ha “congelato” l’iter procedurale dopo il deposito del quesito in quanto la commissione dei garanti, prevista dal regolamento, è monca per l’assenza della figura del difensore civico mai istituita in Comune e abrogata dalla Regione. Un impedimento tecnico che rilancia la palla alla politica già chiamata a scegliere, dopo la seduta delle commissioni consiliari riunite: lunedì il vertice del Pd, il giorno dopo quello di maggioranza.
L’inghippo. Dopo il deposito del quesito spetta al comitato dei garanti dichiararne l’ammissibilità. L’organismo, a norma di regolamento, è composto dal segretario generale, dal presidente del tribunale e dal difensore civico, comunale o regionale, che manca.
«Non ci sono incertezze interpretative - spiega Gini - perché il regolamento stabilisce che la commissione dei garanti per deliberare ha necessità della presenza di tutti i componenti. Ciò non può avvenire per l’assenza del difensore civico e quindi questo blocca tutto. Come ho spiegato nella mia relazione, va modificato l’articolo 4 del regolamento prevedendo una nuova composizione della commissione».
Dal punto di vista dei tempi ci vorranno almeno 40 giorni: la delibera deve passare in commissione e quindi essere approvata dal consiglio con una maggioranza qualificata. Una volta dichiarata l’immediata eseguibilità, va pubblicata per 15 giorni. Si arriva, in sostanza, a metà aprile. Da quel momento scattano i 20 giorni di tempo dati alla commissione per esprimersi.
Se il quesito sarà chiarato ammissibile, i referendari hanno 60 giorni di tempo per raccogliere le firme. Si arriva, in sostanza, ai primi giorni di luglio. Ma non basta. Sempre la commissione ha 10 giorni di tempo, dal deposito delle firme, per vagliarle e quindi trasmess la delibera entro 7 giorni al sindaco che la pubblica all’albo pretorio per 15 giorni. In considerazione anche del fatto che i referendum, sempre a norma di regolamento, si possono tenere tra aprile e giugno o settembre e novembre si arriva all’autunno inoltrato.
Il consiglio. Caso diverso se, come chiesto dai referendari, l’assemblea municipale si farà carico del quesito, ma deve deliberare con una maggioranza di due terzi, ovvero 27 consiglieri. Approvata la delibera il sindaco ha 3 mesi di tempo per indire la consultazione che a questo punto si potrebbe tenere tra fine maggio e giugno. Una richiesta, quest’ultima, che viene formalizzata anche dalla segreteria provinciale di Rifondazione comunista.
Maggioranza. Una strada che, allo stato, potrebbe raccogliere consensi nel Pd, ma non nel Fiume e in Vivo Pn che considerano comunque potestà del consiglio la materia. Tra l’altro spetta alla stessa commissione dei garanti giudicare se l’eventuale approvazione dell’accordo di programma (che avviene in un’unica seduta, senza il doppio esame come per le varianti urbanistiche) “supera” la richiesta referendaria. Commissione, per l’appunto, che potrebbe esprimersi solo a fine aprile.
Lunedì si terrà il vertice del Pd, dove sono molti i mal di pancia, mentre il giorno dopo avrà luogo l’incontro di maggioranza. L’autorizzazione alla sottoscrizione dell’accordo dovrebbe andare in giunta venerdì, una linea ormai sposata dal sindaco.
Scelta civica. Il consigliere regionale, Gianfranco Moretton, reitera la richiesta che si decida dopo il voto. «Non si capisce - afferma - quali siano le ragioni di una accelerazione di tal fatta, considerato che negli ultimi 5 anni nessuno si è mai agitato così tanto».
Moretton si augura che non si voglia fermare il referendum e invita a lasciare decidere la prossima giunta sul progetto finanziario del nuovo ospedale». Infine il tema dell’attuale area di via Montereale: «Non è che si è già deciso di realizzare altri appartamenti, svalutando i tanti che già esistono?».
FONTE:
PORDENONE. Non c’è altra possibilità: il referendum sul nuovo ospedale può essere fatto entro giugno solo se lo chiede il consiglio comunale. Ad attestarlo la relazione con la quale il segretario generale del Comune, Paolo Gini, ha “congelato” l’iter procedurale dopo il deposito del quesito in quanto la commissione dei garanti, prevista dal regolamento, è monca per l’assenza della figura del difensore civico mai istituita in Comune e abrogata dalla Regione. Un impedimento tecnico che rilancia la palla alla politica già chiamata a scegliere, dopo la seduta delle commissioni consiliari riunite: lunedì il vertice del Pd, il giorno dopo quello di maggioranza.
L’inghippo. Dopo il deposito del quesito spetta al comitato dei garanti dichiararne l’ammissibilità. L’organismo, a norma di regolamento, è composto dal segretario generale, dal presidente del tribunale e dal difensore civico, comunale o regionale, che manca.
«Non ci sono incertezze interpretative - spiega Gini - perché il regolamento stabilisce che la commissione dei garanti per deliberare ha necessità della presenza di tutti i componenti. Ciò non può avvenire per l’assenza del difensore civico e quindi questo blocca tutto. Come ho spiegato nella mia relazione, va modificato l’articolo 4 del regolamento prevedendo una nuova composizione della commissione».
Dal punto di vista dei tempi ci vorranno almeno 40 giorni: la delibera deve passare in commissione e quindi essere approvata dal consiglio con una maggioranza qualificata. Una volta dichiarata l’immediata eseguibilità, va pubblicata per 15 giorni. Si arriva, in sostanza, a metà aprile. Da quel momento scattano i 20 giorni di tempo dati alla commissione per esprimersi.
Se il quesito sarà chiarato ammissibile, i referendari hanno 60 giorni di tempo per raccogliere le firme. Si arriva, in sostanza, ai primi giorni di luglio. Ma non basta. Sempre la commissione ha 10 giorni di tempo, dal deposito delle firme, per vagliarle e quindi trasmess la delibera entro 7 giorni al sindaco che la pubblica all’albo pretorio per 15 giorni. In considerazione anche del fatto che i referendum, sempre a norma di regolamento, si possono tenere tra aprile e giugno o settembre e novembre si arriva all’autunno inoltrato.
Il consiglio. Caso diverso se, come chiesto dai referendari, l’assemblea municipale si farà carico del quesito, ma deve deliberare con una maggioranza di due terzi, ovvero 27 consiglieri. Approvata la delibera il sindaco ha 3 mesi di tempo per indire la consultazione che a questo punto si potrebbe tenere tra fine maggio e giugno. Una richiesta, quest’ultima, che viene formalizzata anche dalla segreteria provinciale di Rifondazione comunista.
Maggioranza. Una strada che, allo stato, potrebbe raccogliere consensi nel Pd, ma non nel Fiume e in Vivo Pn che considerano comunque potestà del consiglio la materia. Tra l’altro spetta alla stessa commissione dei garanti giudicare se l’eventuale approvazione dell’accordo di programma (che avviene in un’unica seduta, senza il doppio esame come per le varianti urbanistiche) “supera” la richiesta referendaria. Commissione, per l’appunto, che potrebbe esprimersi solo a fine aprile.
Lunedì si terrà il vertice del Pd, dove sono molti i mal di pancia, mentre il giorno dopo avrà luogo l’incontro di maggioranza. L’autorizzazione alla sottoscrizione dell’accordo dovrebbe andare in giunta venerdì, una linea ormai sposata dal sindaco.
Scelta civica. Il consigliere regionale, Gianfranco Moretton, reitera la richiesta che si decida dopo il voto. «Non si capisce - afferma - quali siano le ragioni di una accelerazione di tal fatta, considerato che negli ultimi 5 anni nessuno si è mai agitato così tanto».
Moretton si augura che non si voglia fermare il referendum e invita a lasciare decidere la prossima giunta sul progetto finanziario del nuovo ospedale». Infine il tema dell’attuale area di via Montereale: «Non è che si è già deciso di realizzare altri appartamenti, svalutando i tanti che già esistono?».
FONTE:
Gli impenditori bussano agli sportelli della Caritas: «Per noi l'ultima spiaggia»
Al Centro d'ascolto non più solo stranieri: i maggiori accessi
da friulani disagiati anche artigiani e manager senza lavoro
di Pier Paolo Simonato
PORDENONE - I primi piccoli imprenditori rovinati
dalla crisi, essenzialmente provenienti dal settore artigianale, hanno
bussato negli ultimi 12 mesi alla porta del Centro d’ascolto della
Caritas di Pordenone. Tra loro c'è anche un ex manager, con un passato
importante e un futuro nebuloso.
Un tempo arrivavano soltanto gli stranieri, ma da due anni a questa parte le cose sono cambiate. Pur registrando ancora una larga maggioranza di immigrati (76% di 51 diversi Paesi), nel 2012 i pordenonesi sono diventati i più rappresentati: 175 (+29 rispetto al 2011). Li seguono nell’ordine ghanesi (95), marocchini (65), romeni (65) e albanesi (51). I dati sono emersi ieri, nell’auditorium della Curia, alla relazione annuale della struttura di solidarietà diocesana.
Le persone incontrate sono state 742 (+13%), quelle aiutate duemila. La massiccia presenza di italiani segnala che la situazione economica del territorio si va deteriorando sempre più. La responsabile del servizio, Adriana Segato, è stata chiara: «Sono soggetti multiproblematici, che evidenziano solitudine e complesse situazioni di difficoltà. Vengono da noi soltanto quando si sentono ormai all’ultima spiaggia». L’orgoglio cede se i bisogni diventano troppi e troppo estesi. Nel 59% dei casi sono uomini. E gli altri? «Spesso individuiamo eventi traumatici all’origine dei percorsi di povertà: perdita del lavoro, separazioni, malattia, lutti. Scopriamo nuclei familiari la cui rete parentale è inesistente».
Le femmine? Soprattutto straniere, nel 52% delle circostanze sole o con figli a carico. «Abbiamo attivato un percorso particolare di aiuto, di concerto con l’Area donne della Caritas - aggiunge Segato -. In questo modo sono stati predisposti percorsi d’accoglienza ancor più mirati, supportati dalla professionalità maturata negli anni dagli operatori». Sulla necessità di fare rete hanno dibattuto il direttore don Davide Corba, l’assessore Vincenzo Romor, il vicepresidente provinciale Eligio Grizzo, Gianpaola Modolo della Prefettura e il vescovo Giuseppe Pellegrini. «Non fermiamoci alla freddezza dei numeri - esorta il presule -. Qui parliamo di persone e famiglie: dobbiamo camminare con loro, offrendo degne soluzioni».
Un applauso è andato ai volontari. Le criticità maggiori si segnalano nella fascia d’età compresa tra i 31 e i 45 anni, soprattutto tra gli immigrati. Dopo un periodo relativamente sereno (2002-2008), ora la crisi economica morde anche le seconde generazioni di africani e romeni. Il totale delle spese annuali si attesta a quota 66mila 428 euro, 3mila 433 dei quali investiti nelle borse della spesa. Le risorse arrivano dal salvadanaio diocesano dell’8 per mille (52mila euro) e dalle offerte dei privati. Purtroppo non bastano mai: il ri-nascente fondo straordinario di solidarietà darebbe una grossa mano.
FONTE:
Un tempo arrivavano soltanto gli stranieri, ma da due anni a questa parte le cose sono cambiate. Pur registrando ancora una larga maggioranza di immigrati (76% di 51 diversi Paesi), nel 2012 i pordenonesi sono diventati i più rappresentati: 175 (+29 rispetto al 2011). Li seguono nell’ordine ghanesi (95), marocchini (65), romeni (65) e albanesi (51). I dati sono emersi ieri, nell’auditorium della Curia, alla relazione annuale della struttura di solidarietà diocesana.
Le persone incontrate sono state 742 (+13%), quelle aiutate duemila. La massiccia presenza di italiani segnala che la situazione economica del territorio si va deteriorando sempre più. La responsabile del servizio, Adriana Segato, è stata chiara: «Sono soggetti multiproblematici, che evidenziano solitudine e complesse situazioni di difficoltà. Vengono da noi soltanto quando si sentono ormai all’ultima spiaggia». L’orgoglio cede se i bisogni diventano troppi e troppo estesi. Nel 59% dei casi sono uomini. E gli altri? «Spesso individuiamo eventi traumatici all’origine dei percorsi di povertà: perdita del lavoro, separazioni, malattia, lutti. Scopriamo nuclei familiari la cui rete parentale è inesistente».
Le femmine? Soprattutto straniere, nel 52% delle circostanze sole o con figli a carico. «Abbiamo attivato un percorso particolare di aiuto, di concerto con l’Area donne della Caritas - aggiunge Segato -. In questo modo sono stati predisposti percorsi d’accoglienza ancor più mirati, supportati dalla professionalità maturata negli anni dagli operatori». Sulla necessità di fare rete hanno dibattuto il direttore don Davide Corba, l’assessore Vincenzo Romor, il vicepresidente provinciale Eligio Grizzo, Gianpaola Modolo della Prefettura e il vescovo Giuseppe Pellegrini. «Non fermiamoci alla freddezza dei numeri - esorta il presule -. Qui parliamo di persone e famiglie: dobbiamo camminare con loro, offrendo degne soluzioni».
Un applauso è andato ai volontari. Le criticità maggiori si segnalano nella fascia d’età compresa tra i 31 e i 45 anni, soprattutto tra gli immigrati. Dopo un periodo relativamente sereno (2002-2008), ora la crisi economica morde anche le seconde generazioni di africani e romeni. Il totale delle spese annuali si attesta a quota 66mila 428 euro, 3mila 433 dei quali investiti nelle borse della spesa. Le risorse arrivano dal salvadanaio diocesano dell’8 per mille (52mila euro) e dalle offerte dei privati. Purtroppo non bastano mai: il ri-nascente fondo straordinario di solidarietà darebbe una grossa mano.
FONTE:
50 verità su Hugo Chavez e la Rivoluzione bolivariana
Deceduto
il 5 marzo 2013 all'età di 58 anni a causa del cancro, il presidente
Hugo Chavez ha segnato per sempre la storia del Venezuela e dell'America
Latina.
di Salim Lamrani - lapluma.net.
Tradotto da Alba Canelli per Tlaxcala.
1. Mai nella storia dell'America Latina, un leader politico aveva raggiunto una legittimità democratica così incontestabile. Fin dal suo arrivo al potere nel 1999, sedici elezioni hanno avuto luogo in Venezuela. Hugo Chavez ne ha vinte quindici, l'ultima il 7 ottobre 2012. Ha sempre battuto gli avversari con una differenza di 10-20 punti
2. Tutte le organizzazioni internazionali, dall'Unione Europea all'Organizzazione degli Stati Americani, attraverso l'Unione delle Nazioni Sudamericane e il Centro Carter unanimemente hanno riconosciuto la trasparenza delle elezioni.
3. James Carter, ex presidente degli Stati Uniti, dichiarò che il sistema elettorale venezuelano era il "migliore del mondo".
4. L'accesso universale all'istruzione attuata dal 1998 ha avuto risultati eccezionali. Circa 1,5 milioni di venezuelani hanno imparato a leggere, scrivere e contare, grazie alla campagna di alfabetizzazione, chiamata Missione Robinson I.
5. Nel dicembre 2005, l'UNESCO ha dichiarato che l'analfabetismo era stato sradicato in Venezuela.
6. Il numero di bambini che frequentano la scuola è passato da 6 milioni nel 1998 a 13 milioni nel 2011 e il tasso di scolarizzazione nella scuola primaria è ora del 93,2%.
7. La Missione Robinson II fu lanciata al fine di far raggiungere a tutta la popolazione il livello universitario. Pertanto, il tasso di iscrizione alla scuola secondaria è aumentato dal 53,6% nel 2000 al 73,3% nel 2011.
8. Le missioni Ribas e Sucre hanno permesso a centinaia di migliaia di giovani adulti di intraprendere gli studi universitari. Così, il numero di studenti è passato da 895.000 nel 2000 a 2,3 milioni nel 2011, con la creazione di nuove università.
9. Nell'ambito della salute, il Servizio Sanitario Nazionale pubblico è stato creato per garantire l'accesso all'assistenza sanitaria gratuita a tutti i venezuelani. Tra il 2005 e il 2012, sono stati creati in Venezuela 7.873 centri medici.
10. Il numero di medici ogni 100.000 abitanti è aumentato da 20 nel 1999 a 80 nel 2010, con un incremento del 400%.
11. La Missione Barrio Adentro ha permesso di effettuare 534 milioni di visite mediche. Circa 17 milioni di persone poterono essere curate, mentre nel 1998, meno di 3 milioni di persone avevano regolare accesso alle cure. 1.700.000 di vite sono state salvate tra il 2003 e il 2011
12. Il tasso di mortalità infantile è sceso dal 19,1 per mille del 1999 al 10 per mille nel 2012, che significa una riduzione del 49%.
13. L'aspettativa di vita è aumentata da 72,2 anni nel 1999 a 74,3 anni nel 2011.
14. Grazie all'Operazione Miracolo lanciata nel 2004, 1,5 milioni di venezuelani affetti da cataratta e altre malattie dell'occhio, hanno riacquistato la vista.
15. Dal 1999 al 2011, il tasso di povertà è passato dal 42,8% al 26,5% e il tasso di povertà estrema dal 16,6% al 7%.
16. Nella classifica dell'Indice di Sviluppo Umano del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, il Venezuela è passato dall'ottantatreesimo posto nell'anno 2000 (0,656) al settantatreesimo posto nel 2011 (0,735), ed è entrato nella categoria delle nazioni con un indice di sviluppo umano elevato.
17. Il coefficiente GINI, che permette di calcolare la disuguaglianza in un paese, è passato dallo 0,46 nel 1999 allo 0,39 nel 2011.
18. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, il Venezuela mostra il coefficiente GINI più basso dell'America Latina, essendo il paese della regione dove c'è meno disuguaglianza.
19. Il tasso di denutrizione infantile si è ridotto del 40% dal 1999.
20. Nel 1999, l'82% della popolazione aveva accesso all'acqua potabile. Ora è il 95%.
21. Durante la presidenza di Chávez, la spesa sociale è aumentata del 60,6%.
22. Prima del 1999, solo 387.000 anziani ricevevano una pensione. Ora sono 2,1 milioni.
23. Dal 1999 si sono costruiti 700.000 alloggi in Venezuela.
24. Dal 1999, il governo ha consegnato più di un milione di ettari di terra ai popoli aborigeni del paese.
25. La riforma agraria ha permesso a decine di migliaia di agricoltori di essere padroni della propria terra. In totale, si sono distribuiti più di tre milioni di ettari.
26. Nel 1999, il Venezuela produceva il 51% degli alimenti che consumava. Nel 2012 la produzione è del 71%, mentre il consumo di alimenti è aumentato dell'81% dal 1999. Se il consumo del 2012 fosse simile a quello del 1999, il Venezuela produrrebbe il 140% degli alimenti consumati a livello nazionale.
27. Dal 1999, le calorie consumate dai venezuelani sono aumentate del 50% grazie alla Misión Alimentación, che ha creato una catena di distribuzione di 22.000 magazzini alimentari (MERCAL, Casas de Alimentación, Red PDVAL), in cui i prodotti sono sovvenzionati fino al 30%. Il consumo di carne è aumentato del 75% dal 1999.
28. Cinque milioni di bambini ricevono adesso alimentazione gratuita attraverso il Programa de Alimentación Escolar. Erano 250.000 nel 1999.
29. Il tasso di denutrizione è passato dal 21% nel 1998 a meno del 3% nel 2012.
30. Secondo la FAO, il Venezuela è il paese dell'America Latina e dei Caraibi che più ha avanzato nella lotta per eliminare la fame.
31. La nazionalizzazione dell'ente petrolifero PDVSA nel 2003 ha permesso al Venezuela di recuperare la sua sovranità energetica.
32. La nazionalizzazione del settore dell'elettricità e di quello delle telecomunicazioni (CANTV e Electricidad de Caracas) ha permesso di porre fine a situazioni di monopolio e di universalizzare l'accesso a questi servizi.
33. Dal 1999 sono state create più di 50.000 cooperative in tutti i settori dell'economia.
34. Il tasso di disoccupazione è passato dal 15,2% nel 1998 al 6,4% nel 2012, con la creazione di oltre 4 milioni di posti di lavoro.
35. Il salario minimo è passato da 100 bolívares (16 dollari) nel 1998 a 247,52 bolívares (330 dollari) nel 2012, ovvero un aumento di oltre il 2.000%. Si tratta del salario minimo più alto dell'America Latina.
36. Nel 1999, il 65% della popolazione attiva percepiva il salario minimo. Nel 2012 solo il 21,1% dei lavoratori si trovano a questo livello salariale.
37. Gli adulti che non hanno mai lavorato dispongono di un reddito di protezione equivalente al 60% del salario minimo.
38. Le donne sole, così come le persone portatrici di handicap, ricevono un aiuto equivalente all'80% del salario minimo.
39. L'orario di lavoro è stato ridotto a 6 ore al giorno e a 36 ore settimanali, senza diminuzione salariale.
40. Il debito pubblico è passato dal 45% del PIL nel 1998 al 20% nel 2011. Il Venezuela si è ritirato dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, rimborsando con anticipo tutti i suoi debiti.
41. Nel 2012 il tasso di crescita del Venezuela è stato del 5,5%, uno dei più elevati del mondo.
42. Il PIL pro capite è passato da 4.100 dollari nel 1999 a 10.810 dollari nel 2011.
43. Secondo il rapporto annuale World Happiness del 2012, il Venezuela è il secondo paese più felice dell'America Latina, dietro il Costa Rica, e il diciannovesimo a livello mondiale, davanti a Germania o Spagna.
44. Il Venezuela offre un appoggio diretto al continente americano più importante di quello fornito dagli Stati Uniti. Nel 2.700 Chávez ha destinato più di 8.800 milioni di dollari a donazioni, finanziamenti e aiuti energetici, a fronte dei soli 3.000 milioni dell'amministrazione Bush.
45. Per la prima volta nella sua storia, il Venezuela dispone dei suoi satelliti (Bolívar e Miranda) ed ha ora la sovranità nel campo della tecnologia spaziale. Internet e le telecomunicazioni coprono tutto il territorio.
46. La creazione di Petrocaribe nel 2005 permette a 18 paesi dell'America Latina e dei Caraibi, ovvero 90 milioni di persone, di acquistare petrolio sovvenzionato fra il 40% e il 60%, e di assicurarsi il proprio fabbisogno energetico.
47. Il Venezuela porta aiuto anche alle comunità svantaggiate degli Stati Uniti, fornendo loro combustibile a tariffe agevolate.
48. La creazione della Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América (ALBA) nel 2004 fra Cuba e Venezuela ha posto le basi di un'alleanza di integrazione basata sulla cooperazione e la reciprocità, che raggruppa 8 paesi membri, e che pone l'essere umano al centro del progetto di società, con l'obiettivo di lottare contro la povertà e l'esclusione sociale.
49. Hugo Chávez è stato l'artefice della creazione nel 2011 della Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños (CELAC), che raggruppa per la prima volta le 33 nazioni della regione, che così si emancipano dalla tutela di Stati Uniti e Canada.
50. Hugo Chávez ha svolto un ruolo chiave nel processo di pace in Colombia. Secondo il presidente Juan Manuel Santos, «se stiamo avanzando in un progetto solido di pace, con progressi chiari e concreti, progressi mai raggiunti prima con le FARC, è anche grazie alla dedizione e all'impegno di Chávez e del governo del Venezuela».
Per concessione di Tlaxcala
Fonte: http://www.fr.lapluma.net/index.php?option=com_content&;view=article&id=1552:2013-03-10-19-32-19&catid=58:opinion&Itemid=451.
Data dell'articolo originale: 10/03/2013
URL dell'articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=9423.
fonte:
di Salim Lamrani - lapluma.net.
Tradotto da Alba Canelli per Tlaxcala.
1. Mai nella storia dell'America Latina, un leader politico aveva raggiunto una legittimità democratica così incontestabile. Fin dal suo arrivo al potere nel 1999, sedici elezioni hanno avuto luogo in Venezuela. Hugo Chavez ne ha vinte quindici, l'ultima il 7 ottobre 2012. Ha sempre battuto gli avversari con una differenza di 10-20 punti
2. Tutte le organizzazioni internazionali, dall'Unione Europea all'Organizzazione degli Stati Americani, attraverso l'Unione delle Nazioni Sudamericane e il Centro Carter unanimemente hanno riconosciuto la trasparenza delle elezioni.
3. James Carter, ex presidente degli Stati Uniti, dichiarò che il sistema elettorale venezuelano era il "migliore del mondo".
4. L'accesso universale all'istruzione attuata dal 1998 ha avuto risultati eccezionali. Circa 1,5 milioni di venezuelani hanno imparato a leggere, scrivere e contare, grazie alla campagna di alfabetizzazione, chiamata Missione Robinson I.
5. Nel dicembre 2005, l'UNESCO ha dichiarato che l'analfabetismo era stato sradicato in Venezuela.
6. Il numero di bambini che frequentano la scuola è passato da 6 milioni nel 1998 a 13 milioni nel 2011 e il tasso di scolarizzazione nella scuola primaria è ora del 93,2%.
7. La Missione Robinson II fu lanciata al fine di far raggiungere a tutta la popolazione il livello universitario. Pertanto, il tasso di iscrizione alla scuola secondaria è aumentato dal 53,6% nel 2000 al 73,3% nel 2011.
8. Le missioni Ribas e Sucre hanno permesso a centinaia di migliaia di giovani adulti di intraprendere gli studi universitari. Così, il numero di studenti è passato da 895.000 nel 2000 a 2,3 milioni nel 2011, con la creazione di nuove università.
9. Nell'ambito della salute, il Servizio Sanitario Nazionale pubblico è stato creato per garantire l'accesso all'assistenza sanitaria gratuita a tutti i venezuelani. Tra il 2005 e il 2012, sono stati creati in Venezuela 7.873 centri medici.
10. Il numero di medici ogni 100.000 abitanti è aumentato da 20 nel 1999 a 80 nel 2010, con un incremento del 400%.
11. La Missione Barrio Adentro ha permesso di effettuare 534 milioni di visite mediche. Circa 17 milioni di persone poterono essere curate, mentre nel 1998, meno di 3 milioni di persone avevano regolare accesso alle cure. 1.700.000 di vite sono state salvate tra il 2003 e il 2011
12. Il tasso di mortalità infantile è sceso dal 19,1 per mille del 1999 al 10 per mille nel 2012, che significa una riduzione del 49%.
13. L'aspettativa di vita è aumentata da 72,2 anni nel 1999 a 74,3 anni nel 2011.
14. Grazie all'Operazione Miracolo lanciata nel 2004, 1,5 milioni di venezuelani affetti da cataratta e altre malattie dell'occhio, hanno riacquistato la vista.
15. Dal 1999 al 2011, il tasso di povertà è passato dal 42,8% al 26,5% e il tasso di povertà estrema dal 16,6% al 7%.
16. Nella classifica dell'Indice di Sviluppo Umano del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, il Venezuela è passato dall'ottantatreesimo posto nell'anno 2000 (0,656) al settantatreesimo posto nel 2011 (0,735), ed è entrato nella categoria delle nazioni con un indice di sviluppo umano elevato.
17. Il coefficiente GINI, che permette di calcolare la disuguaglianza in un paese, è passato dallo 0,46 nel 1999 allo 0,39 nel 2011.
18. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, il Venezuela mostra il coefficiente GINI più basso dell'America Latina, essendo il paese della regione dove c'è meno disuguaglianza.
19. Il tasso di denutrizione infantile si è ridotto del 40% dal 1999.
20. Nel 1999, l'82% della popolazione aveva accesso all'acqua potabile. Ora è il 95%.
21. Durante la presidenza di Chávez, la spesa sociale è aumentata del 60,6%.
22. Prima del 1999, solo 387.000 anziani ricevevano una pensione. Ora sono 2,1 milioni.
23. Dal 1999 si sono costruiti 700.000 alloggi in Venezuela.
24. Dal 1999, il governo ha consegnato più di un milione di ettari di terra ai popoli aborigeni del paese.
25. La riforma agraria ha permesso a decine di migliaia di agricoltori di essere padroni della propria terra. In totale, si sono distribuiti più di tre milioni di ettari.
26. Nel 1999, il Venezuela produceva il 51% degli alimenti che consumava. Nel 2012 la produzione è del 71%, mentre il consumo di alimenti è aumentato dell'81% dal 1999. Se il consumo del 2012 fosse simile a quello del 1999, il Venezuela produrrebbe il 140% degli alimenti consumati a livello nazionale.
27. Dal 1999, le calorie consumate dai venezuelani sono aumentate del 50% grazie alla Misión Alimentación, che ha creato una catena di distribuzione di 22.000 magazzini alimentari (MERCAL, Casas de Alimentación, Red PDVAL), in cui i prodotti sono sovvenzionati fino al 30%. Il consumo di carne è aumentato del 75% dal 1999.
28. Cinque milioni di bambini ricevono adesso alimentazione gratuita attraverso il Programa de Alimentación Escolar. Erano 250.000 nel 1999.
29. Il tasso di denutrizione è passato dal 21% nel 1998 a meno del 3% nel 2012.
30. Secondo la FAO, il Venezuela è il paese dell'America Latina e dei Caraibi che più ha avanzato nella lotta per eliminare la fame.
31. La nazionalizzazione dell'ente petrolifero PDVSA nel 2003 ha permesso al Venezuela di recuperare la sua sovranità energetica.
32. La nazionalizzazione del settore dell'elettricità e di quello delle telecomunicazioni (CANTV e Electricidad de Caracas) ha permesso di porre fine a situazioni di monopolio e di universalizzare l'accesso a questi servizi.
33. Dal 1999 sono state create più di 50.000 cooperative in tutti i settori dell'economia.
34. Il tasso di disoccupazione è passato dal 15,2% nel 1998 al 6,4% nel 2012, con la creazione di oltre 4 milioni di posti di lavoro.
35. Il salario minimo è passato da 100 bolívares (16 dollari) nel 1998 a 247,52 bolívares (330 dollari) nel 2012, ovvero un aumento di oltre il 2.000%. Si tratta del salario minimo più alto dell'America Latina.
36. Nel 1999, il 65% della popolazione attiva percepiva il salario minimo. Nel 2012 solo il 21,1% dei lavoratori si trovano a questo livello salariale.
37. Gli adulti che non hanno mai lavorato dispongono di un reddito di protezione equivalente al 60% del salario minimo.
38. Le donne sole, così come le persone portatrici di handicap, ricevono un aiuto equivalente all'80% del salario minimo.
39. L'orario di lavoro è stato ridotto a 6 ore al giorno e a 36 ore settimanali, senza diminuzione salariale.
40. Il debito pubblico è passato dal 45% del PIL nel 1998 al 20% nel 2011. Il Venezuela si è ritirato dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, rimborsando con anticipo tutti i suoi debiti.
41. Nel 2012 il tasso di crescita del Venezuela è stato del 5,5%, uno dei più elevati del mondo.
42. Il PIL pro capite è passato da 4.100 dollari nel 1999 a 10.810 dollari nel 2011.
43. Secondo il rapporto annuale World Happiness del 2012, il Venezuela è il secondo paese più felice dell'America Latina, dietro il Costa Rica, e il diciannovesimo a livello mondiale, davanti a Germania o Spagna.
44. Il Venezuela offre un appoggio diretto al continente americano più importante di quello fornito dagli Stati Uniti. Nel 2.700 Chávez ha destinato più di 8.800 milioni di dollari a donazioni, finanziamenti e aiuti energetici, a fronte dei soli 3.000 milioni dell'amministrazione Bush.
45. Per la prima volta nella sua storia, il Venezuela dispone dei suoi satelliti (Bolívar e Miranda) ed ha ora la sovranità nel campo della tecnologia spaziale. Internet e le telecomunicazioni coprono tutto il territorio.
46. La creazione di Petrocaribe nel 2005 permette a 18 paesi dell'America Latina e dei Caraibi, ovvero 90 milioni di persone, di acquistare petrolio sovvenzionato fra il 40% e il 60%, e di assicurarsi il proprio fabbisogno energetico.
47. Il Venezuela porta aiuto anche alle comunità svantaggiate degli Stati Uniti, fornendo loro combustibile a tariffe agevolate.
48. La creazione della Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América (ALBA) nel 2004 fra Cuba e Venezuela ha posto le basi di un'alleanza di integrazione basata sulla cooperazione e la reciprocità, che raggruppa 8 paesi membri, e che pone l'essere umano al centro del progetto di società, con l'obiettivo di lottare contro la povertà e l'esclusione sociale.
49. Hugo Chávez è stato l'artefice della creazione nel 2011 della Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños (CELAC), che raggruppa per la prima volta le 33 nazioni della regione, che così si emancipano dalla tutela di Stati Uniti e Canada.
50. Hugo Chávez ha svolto un ruolo chiave nel processo di pace in Colombia. Secondo il presidente Juan Manuel Santos, «se stiamo avanzando in un progetto solido di pace, con progressi chiari e concreti, progressi mai raggiunti prima con le FARC, è anche grazie alla dedizione e all'impegno di Chávez e del governo del Venezuela».
Per concessione di Tlaxcala
Fonte: http://www.fr.lapluma.net/index.php?option=com_content&;view=article&id=1552:2013-03-10-19-32-19&catid=58:opinion&Itemid=451.
Data dell'articolo originale: 10/03/2013
URL dell'articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=9423.
fonte:
giovedì 14 marzo 2013
MUOS: ciò che Crocetta e Monti non dicono
di Comitato di base No-Muos di Modica.
Il recente documento congiunto di Monti e del governatore siciliano Crocetta rappresenta un passo avanti
sulla vicenda Muos ma apre grandi interrogativi e lascia gravemente
irrisolte alcune questioni che i Comitati No-Muos ritengono degne di
elevata attenzione.
A Crocetta e Monti intendiamo ricordare che finora gli USA hanno sempre tenuti nascosti i dati e le informazioni sul sistema militare Muos
e che i Comitati hanno in questi mesi prodotto "materiali" quasi come
carbonari e costretti a “rubare” qua e là dati tenuti celati da logiche
militari aberranti: gli USA (e il Governo Italiano..) hanno il dovere di
rendere pubbliche immediatamente le informazioni e i dati di base sul
sistema delle parabole Muos.
I
dati sono da rendere subito pubblici e servono sia agli eventuali
esperti di organismi "terzi" che dovrebbero stabilire l'eventuale
pericolosità delle parabole (Monti e Crocetta parlano di Istituto
Superiore della Sanità e/o di organismi OMS..) sia ai Comitati No-Muos e
ai loro esperti che da più di un anno denunciano omissioni e criticità
sbugiardando gli americani, l’ex governatore siciliano Lombardo e
tirando in ballo l’ambiguità del governo nazionale.
A
Crocetta, a Monti e agli USA ricordiamo anche che la vicenda del
cantiere delle parabole satellitari Muos è inscindibile dalla questione
delle adiacenti 46 antenne NTRF funzionanti: è da 22 anni che i gruppi
umani niscemesi sono vittime di nubi di elettrosmog militare e il
Muos non è altro che la continuazione "elegante" di un sistema di
comunicazioni militari dannoso per l’ecosistema e la salute dei
cittadini.
Chiedere quindi la revoca di ogni autorizzazione per il Muos significa anche pretendere simultaneamente lo spegnimento e lo smantellamento delle 46 antenne militari attualmente funzionanti.
A
Crocetta, a Monti, agli USA ricordiamo infine che le ridicole misure di
compensazione volte a "risarcire" il territorio di Niscemi e siciliano
(volute dall'ex ministro della guerra La Russa e dall'ex governatore
Lombardo) per i potenziali danni provocati dalle parabole rappresentano
un'offesa che colpisce la dignità dei siciliani.
Monti
e Crocetta temono le ragioni degli attivisti e dei comitati No-Muos e
mirano con l'incontro dell’altro giorno a "disinnescare" la
manifestazione nazionale No-Muos del 30 Marzo a Niscemi e a mitigare
l'umana potenza dei blocchi e del Presidio R'esistente di C.da Ulmo. Ma
oramai il dado è tratto e l’accordo Crocetta-Monti sul Muos va
“lasciato” a chi lo ha firmato. Gli attivisti e i cittadini No-Muos non
si fermeranno e continuando a fare i blocchi e partecipando al corteo
del 30 produrranno la loro inequivocabile "relazione" sulle parabole
americane del Muos e sulle adiacenti 46 antenne funzionanti: le basi
militari americane, gli strumenti di morte, i droni umiliano i territori
e i gruppi umani siciliani e generano bruttezza, angoscia a malessere.
Per tali motivi l'evento No-Muos del 30 Marzo non potrà che essere una
sorta di atto di sfratto per i militari americani e una giornata
solenne in cui dichiarare le parabole satellitari Muos e le antenne
militari NTRF di Niscemi "Vergogna per l'Umanità".
venerdì 8 marzo 2013
Lo Stato-mafia alla sbarra: inizia il processo sulla trattativa
di Lorenzo Baldo - 7 marzo 2013
Palermo.
“Visto l'art. 429 c.p.p. il giudice dispone il rinvio a giudizio di: Bagarella Leoluca Biagio, Brusca Giovanni, Ciancimino Massimo, Cinà Antonino, De Donno Giuseppe, Dell’Utri Marcello, Mancino Nicola, Mori Mario, Riina Salvatore, Subranni Antonio, per i reati a loro rispettivamente ascritti nella richiesta di rinvio a giudizio di cui in epigrafe, indicando per la comparizione dei predetti l’udienza del giorno 27 maggio 2013, che si svolgerà alle ore 9.30 davanti alla sezione seconda della Corte di Assise del Tribunale di Palermo, aula B1 Complesso Pagliarelli”. Manca qualche minuto all’una quando il gup Piergiorgio Morosini legge il decreto di rinvio a giudizio nel procedimento sulla trattativa Stato-mafia. In un istante tutta la tensione accumulata fino a quel momento si stempera nell’aria della piccola aula della II sezione penale della Corte di Assise. Unico imputato presente: Massimo Ciancimino. Il figlio di don Vito ha il merito di aver “risvegliato” la memoria a diversi politici e uomini di Stato che a distanza di anni si sono ricordati pezzi importanti di un mosaico che si sta componendo e che raffigura uno Stato-mafia degno di un paese del terzo mondo.
Palermo.
“Visto l'art. 429 c.p.p. il giudice dispone il rinvio a giudizio di: Bagarella Leoluca Biagio, Brusca Giovanni, Ciancimino Massimo, Cinà Antonino, De Donno Giuseppe, Dell’Utri Marcello, Mancino Nicola, Mori Mario, Riina Salvatore, Subranni Antonio, per i reati a loro rispettivamente ascritti nella richiesta di rinvio a giudizio di cui in epigrafe, indicando per la comparizione dei predetti l’udienza del giorno 27 maggio 2013, che si svolgerà alle ore 9.30 davanti alla sezione seconda della Corte di Assise del Tribunale di Palermo, aula B1 Complesso Pagliarelli”. Manca qualche minuto all’una quando il gup Piergiorgio Morosini legge il decreto di rinvio a giudizio nel procedimento sulla trattativa Stato-mafia. In un istante tutta la tensione accumulata fino a quel momento si stempera nell’aria della piccola aula della II sezione penale della Corte di Assise. Unico imputato presente: Massimo Ciancimino. Il figlio di don Vito ha il merito di aver “risvegliato” la memoria a diversi politici e uomini di Stato che a distanza di anni si sono ricordati pezzi importanti di un mosaico che si sta componendo e che raffigura uno Stato-mafia degno di un paese del terzo mondo.
Uno Stato-mafia che finalmente finisce alla sbarra insieme a boss
mafiosi di prima grandezza. Un risultato storico per la procura di
Palermo che è stata capace di andare fino in fondo in un’indagine
insidiosa, sotto il tiro incrociato di una politica corrotta che
trasversalmente ha tentato di ostacolare gli inquirenti, per non parlare
del massimo livello istituzionale rappresentato dal presidente della
Repubblica la cui ingerenza si è fatta sentire pesantemente attraverso
il conflitto di attribuzione da lui sollevato per le sue “famose”
telefonate con Nicola Mancino. Il gup Morosini si è dimostrato una volta
di più un giudice integerrimo, capace di applicare con coraggio e
onestà il principio sacrosanto della legge uguale per tutti. E’ una
grande vittoria per l’impianto accusatorio istruito da Antonio Ingroia
insieme a Nino Di Matteo, Lia Sava, Francesco Del Bene e Roberto
Tartaglia, con il coordinamento di Vittorio Teresi subentrato ad Antonio
Ingroia da alcuni mesi. Una vittoria che apre la strada al processo
del secolo. Che sarà indubbiamente un procedimento in salita, ma che ha
tutte le potenzialità per riscrivere la storia della nostra Repubblica
liberandola dalle menzogne di tanti rappresentanti delle istituzioni,
veri e propri mandanti esterni delle stragi del ’92 e del ‘93. In aula
c’è anche Salvatore Borsellino, alla notizia del rinvio a giudizio
osserva attentamente il gup e i pubblici ministeri mantenendo calma e
sangue freddo. Nella sua estenuante richiesta di giustizia e verità si
sta aprendo un nuovo spiraglio di luce parallelo a quello che si è
aperto grazie al nuovo processo per la strage di via D’Amelio che sta
iniziando a Caltanissetta. Nel decreto che dispone il rinvio a giudizio
Morosini specifica come l’impianto accusatorio si articoli su
determinati punti in relazione ai quali vengono indicati gli “elementi
idonei” a sostenere l’accusa in giudizio. Viene quindi confermata
l’esistenza di un “piano destabilizzante di ‘ricatto allo Stato’ ideato
dalla organizzazione denominata Cosa Nostra e portato ad estrinsecarsi
in una serie di gravi attentati, per indurre le istituzioni a
concessioni sul piano del trattamento penitenziario (art.41 bis OP) e al
ridimensionamento della azione repressiva antimafia (legislazione sui
collaboratori di giustizia, sulla aggressione ai patrimoni mafiosi,
sulle misure cautelari in materia di associazioni di stampo mafioso)”.
Allo stesso modo viene confermato che la realizzazione del suddetto
piano inizia con l’omicidio dell’eurodeputato Salvo Lima e
successivamente prosegue con le stragi del 1992 e del 1993 e il fallito
attentato allo stadio Olimpico di Roma del 1994. E’ del tutto avvalorata
“la percezione della minaccia mafiosa da parte degli organi dello Stato
preposti alla prevenzione e alla repressione del crimine mafioso, a
partire dall’omicidio dell’onorevole Salvatore Lima”. Resta infine
confermata “la conseguente sussistenza di condotte poste in essere da
pubblici ufficiali ed esponenti politici di primo piano che, in
violazione dei doveri inerenti la pubblica funzione svolta, instaurano
un ‘dialogo’ non autorizzato dalle leggi dello Stato, anche attraverso
alcuni intermediari, finalizzato alla concessione di benefici per
l’organizzazione in cambio della interruzione della strategia criminosa,
così ingenerando negli associati mafiosi la convinzione che gli
attentati eclatanti pagano”. “Quella di oggi è la decisione di un
giudice terzo particolarmente preparato e rigoroso – ha dichiarato Nino
Di Matteo –, questo costituisce la riprova che molte critiche mosse
all'indagine erano preconcette e, a volte, in malafede. La decisione di
oggi è per noi uno stimolo ulteriore ad approfondire anche tutti i temi
di indagine residui a carico di altre persone collegati all'inchiesta
sulle stragi mafiose e sul periodo relativo al passaggio tra la prima e
la seconda Repubblica. Le indagini proseguiranno”. Dal canto suo
Vittorio Teresi ha ribadito che “molti adesso si dovranno vergognare e
chiedere scusa”. “Quella di oggi – ha sottolineato il procuratore
aggiunto di Palermo – è una tappa fondamentale di un processo difficile
non solo tecnicamente, ma che non godeva dei favori del mondo giuridico.
Molti hanno detto che non capivano i capi d'accusa, che erano delle
assurdità. In questa 'battaglia' ci siamo sentiti soli. Io raccolgo
allori che non sono miei, ma dei colleghi che hanno lavorato a questo
processo. Oggi finalmente è arrivato un meritato riconoscimento della
dignità giudiziaria di una linea molto grave”. “Per assurdo anche se
rinviato a giudizio sono molto contento – ha dichiarato Massimo
Ciancimino –. Il mio sacrificio per dar vita a questo processo ha
trovato fondamento”. “La decisione di rinvio a giudizio che conferma in
pieno la ricostruzione della Procura – ha evidenziato Antonio Ingroia –,
attesta la bontà di un'indagine fondamentale per il Paese, portata
avanti con convinzione nonostante gli insulti e le accuse infamanti che
io e i colleghi del pool abbiamo dovuto subire. La decisione del giudice
terzo, tra i più autorevoli e competenti, ristabilisce la realtà delle
cose e direi che di fronte all'enormità della prova che lo Stato
italiano ha trattato con la mafia mentre c'erano ancora per le strade i
detriti delle stragi, un Parlamento responsabile risponderebbe
istituendo immediatamente una commissione d'inchiesta sulla trattativa.
Speriamo che finalmente i tanti che hanno pontificato contro questa
indagine abbiano il buon gusto di tacere o quantomeno di chiedere
scusa”. Non saranno certo uomini di potere di ieri e di oggi che
taceranno o chiederanno scusa, ma il risultato di vederli alla sbarra
accanto a boss mafiosi rappresenta un primo passo verso la verità.
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lunedì 4 marzo 2013
Berlusconi, petizione di Micromega: “Fuori dal Parlamento. Non è eleggibile”
Una
campagna per cacciare Silvio Berlusconi dal Parlamento italiano. Le
prime firme sono Vittorio Cimiotta, Andrea Camilleri, Paolo Flores
d’Arcais, Dario Fo, Margherita Hack, Franca Rame, Barbara Spinelli. "E'
concessionario di frequenze televisive" e per la legge 361 del 1957 non
potrebbe aspirare a un seggio.
da Il Fatto Quotidiano.
Una petizione per cacciare Silvio Berlusconi dal Parlamento italiano. E’ Micromega che la lancia chiedendo una firma on line sul sito. Le prime firme sono Vittorio Cimiotta, Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Dario Fo, Margherita Hack, Franca Rame, Barbara Spinelli.
Ecco il testo dell’appello. “Berlusconi non era e non è eleggibile. Lo stabilisce la legge 361 del 1957, che è stata sistematicamente violata dalla Giunta delle elezioni della Camera dei deputati.
Nel 1994 (maggioranza di centro-destra) e nel 1996 (maggioranza di centro-sinistra, primo governo Prodi), un comitato animato da Vittorio Cimiotta (“Giustizia e libertà”) e composto da Roberto Borrello, Giuseppe Bozzi, Paolo Flores d’Arcais, Alessandro Galante Garrone, Ettore Gallo, Antonio Giolitti, Paolo Sylos Labini, Vito Laterza, Enzo Marzo, Alessandro Pizzorusso, Aldo Visalberghi, e sostenuto da una campagna stampa del settimanale “l’Espresso”, organizza i ricorsi dei cittadini elettori, ricorsi che vengono respinti dalla Giunta delle elezioni della Camera (con l’unico voto in dissenso dell’on. Luigi Saraceni, che il centro-sinistra non confermerà nella Giunta del 1996) con la motivazione che l’articolo 10 comma 1 della legge dichiara in effetti che non sono eleggibili “coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica”, ma che “l’inciso ‘in proprio’ doveva intendersi ‘in nome proprio’, e quindi non applicabile all’on. Berlusconi, atteso che questi non era titolare di concessioni televisive in nome proprio”.
“Palese interpretazione da azzeccagarbugli, poiché come scrisse il presidente emerito della Corte Costituzionale Ettore Gallo ‘ciò che conta è la concreta effettiva presenza dell’interesse privato e personale nei rapporti con lo Stato’. Tanto è vero che la “legge Mammì” del 6 agosto 1990, n° 223 sulla disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato stabiliva all’art. 12 il “Registro nazionale delle imprese radiotelevisive” e all’art. 17 comma 2 precisava che “qualora i concessionari privati siano costituiti in forma di società per azioni ecc. … la maggioranza delle azioni aventi diritto di voto e delle quote devono essere intestate a persone fisiche, o a società ecc. … purché siano comunque individuabili le persone fisiche che detengono o controllano le azioni aventi diritto al voto”.
“MicroMega decide perciò di riprendere quella battaglia di legalità ormai ventennale attraverso due iniziative: un appello di un gruppo di personalità della società civile, sui cui raccogliere on line le adesioni di tutti i cittadini (con l’obiettivo di migliaia e migliaia di firme), e il fac-simile del ricorso, che potrà essere attivato da ogni elettore del collegio senatoriale per il quale opterà Berlusconi. Nell’ultimo giorno valido (20 giorni a partire dalla proclamazione degli eletti), MicroMega organizzerà la consegna di massa dei ricorsi alla Presidenza e alla Giunta delle elezioni del Senato”.
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/01/berlusconi-petizione-di-micromega-fuori-dal-parlamento-non-e-eleggibile/516927/.
da Il Fatto Quotidiano.
Una petizione per cacciare Silvio Berlusconi dal Parlamento italiano. E’ Micromega che la lancia chiedendo una firma on line sul sito. Le prime firme sono Vittorio Cimiotta, Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Dario Fo, Margherita Hack, Franca Rame, Barbara Spinelli.
Ecco il testo dell’appello. “Berlusconi non era e non è eleggibile. Lo stabilisce la legge 361 del 1957, che è stata sistematicamente violata dalla Giunta delle elezioni della Camera dei deputati.
Nel 1994 (maggioranza di centro-destra) e nel 1996 (maggioranza di centro-sinistra, primo governo Prodi), un comitato animato da Vittorio Cimiotta (“Giustizia e libertà”) e composto da Roberto Borrello, Giuseppe Bozzi, Paolo Flores d’Arcais, Alessandro Galante Garrone, Ettore Gallo, Antonio Giolitti, Paolo Sylos Labini, Vito Laterza, Enzo Marzo, Alessandro Pizzorusso, Aldo Visalberghi, e sostenuto da una campagna stampa del settimanale “l’Espresso”, organizza i ricorsi dei cittadini elettori, ricorsi che vengono respinti dalla Giunta delle elezioni della Camera (con l’unico voto in dissenso dell’on. Luigi Saraceni, che il centro-sinistra non confermerà nella Giunta del 1996) con la motivazione che l’articolo 10 comma 1 della legge dichiara in effetti che non sono eleggibili “coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica”, ma che “l’inciso ‘in proprio’ doveva intendersi ‘in nome proprio’, e quindi non applicabile all’on. Berlusconi, atteso che questi non era titolare di concessioni televisive in nome proprio”.
“Palese interpretazione da azzeccagarbugli, poiché come scrisse il presidente emerito della Corte Costituzionale Ettore Gallo ‘ciò che conta è la concreta effettiva presenza dell’interesse privato e personale nei rapporti con lo Stato’. Tanto è vero che la “legge Mammì” del 6 agosto 1990, n° 223 sulla disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato stabiliva all’art. 12 il “Registro nazionale delle imprese radiotelevisive” e all’art. 17 comma 2 precisava che “qualora i concessionari privati siano costituiti in forma di società per azioni ecc. … la maggioranza delle azioni aventi diritto di voto e delle quote devono essere intestate a persone fisiche, o a società ecc. … purché siano comunque individuabili le persone fisiche che detengono o controllano le azioni aventi diritto al voto”.
“MicroMega decide perciò di riprendere quella battaglia di legalità ormai ventennale attraverso due iniziative: un appello di un gruppo di personalità della società civile, sui cui raccogliere on line le adesioni di tutti i cittadini (con l’obiettivo di migliaia e migliaia di firme), e il fac-simile del ricorso, che potrà essere attivato da ogni elettore del collegio senatoriale per il quale opterà Berlusconi. Nell’ultimo giorno valido (20 giorni a partire dalla proclamazione degli eletti), MicroMega organizzerà la consegna di massa dei ricorsi alla Presidenza e alla Giunta delle elezioni del Senato”.
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/01/berlusconi-petizione-di-micromega-fuori-dal-parlamento-non-e-eleggibile/516927/.
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